Rigopiano, dolore senza fine: “Un disastro di Stato, i giudici dicano la verità”

La tragedia nove anni dopo. I parenti aspettano l’ennesimo verdetto: «Preghiamo affinché sia fatta giustizia». Le lacrime di Colangeli, il papà di Marinella: «Andiamo avanti per i nostri nipoti»
FARINDOLA. Preferiscono non fare previsioni su cosa verrà deciso a Perugia il prossimo 11 febbraio, perché le altre sentenze sono state comunque pesanti per chi ha perso figli, genitori, fratelli e sorelle. Eppure la speranza, per i parenti delle 29 vittime della tragedia dell’hotel Rigopiano, non è svanita. E la presenza dei rappresentanti delle istituzioni, per loro, è importante, «perché», ribadisce Federica Di Pietro, che nella catastrofe di nove anni fa ha perso i genitori Barbara e Pietro, «quella di Rigopiano è una tragedia di Stato». Poi aggiunge: «Sono curiosa di cosa deciderà la Corte d’Appello di Perugia. Avranno il coraggio di discostarsi da quanto dichiarato in Cassazione? Ho molta fiducia, ma allo stesso tempo ho paura». Con lei ci sono anche i suoi bambini Nicola Maria e Fabrizio Maria. «Stavano dormendo in auto, ma si sono svegliati al momento dei palloncini», dice. «La forza del destino».
In lacrime Nicola Colangeli, papà di Marinella, morta nella tragedia. Il 10 ottobre scorso, però, al ritorno da un’udienza a Perugia, è morto per un malore anche il suo primogenito Gianni. Ieri un pensiero, da parte di tutti i famigliari delle vittime, è andato anche a lui. Papà Nicola si sfoga: «Non so come riusciamo ad andare avanti io e mia moglie. Lo facciamo per i nipoti. Speriamo nella sentenza, preghiamo affinché sia fatta giustizia». Parlando del filone giudiziario Gianluca Tanda, portavoce del comitato vittime, teme per ciò che decideranno i giudici. «Un percorso delicato e difficile quello vissuto finora, anche perché fin dall’inizio ci sono state delle mancanze. Ma non abbiamo mai mollato e non lo faremo di sicuro adesso». E Marcello Martella, papà di Cecilia, estetista dell’hotel travolto dalla valanga, precisa: «Sono fiducioso. Forse sbaglio, ma provo a vedere la luce. Oggi (ieri ndr) è il giorno del ricordo, ma da domani siamo pronti per continuare a lottare, per avere verità e giustizia».
Dice di aver perso totalmente fiducia nelle istituzioni Alessio Feniello, papà di Stefano, deceduto anche lui nel crollo dell’hotel Rigopiano. «È dura, molto dura. Sono passati nove anni e non abbiamo avuto giustizia. Non mi aspetto nulla dalla prossima sentenza. Ogni volta che torno qui a Rigopiano la ferita si riapre. È inutile prendere in giro le persone. Temo che questa tragedia possa finire nel dimenticatoio. Mi sento preso in giro». E su Stefano dice: «Troppi i ricordi che mi legano a lui. Non passeranno mai. Chissà se un giorno, quando non ci sarò più, lo riabbraccerò». Nel marsupio che ha davanti c’è il suo cane Fifì. «Sa una cosa? Grazie a lui, mia moglie è riuscita a reagire, nonostante il forte dolore e un senso di smarrimento indescrivibile».
Loredana Lazzari, madre di Dino Di Michelangelo, poliziotto morto insieme con la moglie Marina Serraiocco nella tragedia, a margine della cerimonia che si è svolta ieri mattina a Chieti, riferisce: «Vogliamo solo giustizia. Speriamo che questa volta sia così perché nove anni sono stati veramente logoranti: ce la devono garantire, perché non hanno fatto nulla per salvare quei ragazzi che hanno telefonato fino all'ultimo momento».

