Ristoratore accoltellato: l’aggressore non parla e resta in cella

29 Gennaio 2026

Il giovane tunisino che ha ferito Massimiliano Di Cesare non risponde al giudice per il tentato omicidio di piazza Primo Maggio

PESCARA. Decide di non rispondere alle domande del giudice nell’interrogatorio di garanzia e il gip dispone la permanenza in carcere per il tunisino Rami Hammami, accusato del tentato omicidio del titolare del ristorante La Barcaccia, avvenuto la sera di sabato scorso.

«Proprio l’incontrollabile aggressività dimostrata dall’Hammami, oltre al fatto che lo stesso non dispone di fissa dimora, unica misura cautelare congrua e adeguata appare essere quella della custodia cautelare in carcere, giustificata dall’estrema gravità della sua condotta e dalla presumibile sanzione che sarà irrogata all’esito del giudizio». Il giudice Francesco Marino sposa quindi in toto la tesi del pm Anna Benigni che, nei confronti del tunisino, in base alla relazione della polizia e dei testi sentiti, aveva ritenuto di configurare il reato di tentato omicidio aggravato da motivi futili e abbietti (oltre al possesso illegale di coltello e al reato di minacce contro gli altri titolari del locale e dei clienti).

E quindi il gip conferma la qualificazione del fatto per la quale “va tenuto conto del mezzo utilizzato per l’aggressione, di per sé potenzialmente letifero (coltello dotato di punta e taglio); della ripetizione dei fendenti inferti alla vittima, nonché della regione del corpo attinta, sede di diversi organi vitali”.

Una serata dunque drammatica per la famiglia Di Cesare che sabato si è improvvisamente trovata di fronte l’indagato, in evidente stato di alterazione, che voleva a tutti i costi entrare nel ristorante. E quando il padre ha cercato di impedire all'uomo di entrare, ed è stato spintonato dal tunisino, è intervenuto il figlio Massimiliano Di Cesare, aggredito a sua volta e colpito più volte con un coltello.

«Sulla scena», spiega il gip, «intervenne anche un altro soggetto di origine nordafricana, che portò via dal locale l’Hammami, ma subito dopo l’indagato rientrò nel locale ed iniziò a gettare in aria tavoli e arredi». Il tunisino venne bloccato da una volante prontamente intervenuta (mentre l’ambulanza portava in ospedale l'accoltellato) e riconosciuto dai testimoni. Hammami, quando è stato fermato dagli agenti, aveva la felpa sporca di sangue.

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