Seconda vita tra gli olivi per l’ex hostess Domenica Sileo

Lavorava nel caos degli aeroporti, ora produce extravergine di qualità. E l’11 maggio presenta a Pescara la Federazione olivicoltori indipendenti
LORETO APRUTINO. «L’Abruzzo è uno di quei luoghi che si lascia scoprire senza fretta, una meraviglia nascosta persino per chi ci vive». In Abruzzo, Domenica Sileo ha trovato qualcosa di più di una casa dove vivere la sua seconda vita. Lombarda di nascita, ex responsabile di terra negli aeroporti di Linate e Malpensa, otto anni fa si è trasferita tra le verdi colline di Loreto Aprutino per produrre olio e vino. E non ci ha messo molto a distinguersi tra i produttori di extravergine emergenti in regione. Oggi, racconta al Centro, non riesce a immaginarsi con la vita di prima. «So di stare nel posto giusto» dice alla vigilia della presentazione ufficiale – il prossimo lunedì 11 maggio, nel Pescarese – di Fioi Abruzzo, la nuova delegazione regionale dell’eccellenza olearia (Fioi sta per Federazione italiana olivicoltori indipendenti e conta soci olivicoltori in tutto lo Stivale) di cui è portavoce e anima insieme ad altri dodici piccoli e medi olivicoltori abruzzesi che condividono l’ambizione di dare più dignità a «un comparto strategico spesso trascurato nella filiera agricola regionale». La visione di Sileo va oltre la propria azienda, per lei parlare di olio è fare cultura della qualità, assoluta e senza mediazioni, dalla terra alla goccia di olio che finirà nel piatto. Tutto è cominciato nel 2016, quando insieme col marito ha iniziato a maturare il cambio vita e l’idea dell’azienda agricola. Progetto concretizzatosi a Loreto Aprutino in zona Colle Paradiso, come lo chiamano i locali, un posto tra terra e cielo ad alta vocazione produttiva (di olive) a memoria degli anziani del paese.
Perché ha scelto l’Abruzzo?
«Prima abbiamo girato in Lombardia, per un soffio non abbiamo acquistato a Pantelleria, bellissima ma estrema per un progetto a lungo termine, finché ho trovato un annuncio su Loreto. Non conoscevo l’Abruzzo, siamo rimasti folgorati dalla bellezza del territorio che da fuori si immagina aspro, di montagna, poi quando arrivi trovi la morbidezza delle colline ammantate di verde-argento degli olivi e le vigne ordinate come ricami. Nella proprietà mi sono ritrovata circa mille piante di olivi (che oggi ha raddoppiato impiantandone altri mille, ndc) e una sfida da affrontare, non avendo esperienza in materia. Ho imparato e sto imparando tutto da zero, mi sono messa a studiare, ad ascoltare, osservare; ho incontrato contadini e maestri capaci di trasmettere conoscenza e passione. Ho iniziato a fare corsi di assaggio e l’olio è diventato il mio primo amore; perché faccio anche vino. Quando vedo qualche bottiglia di olio che non conosco, la curiosità di assaggiare si impadronisce di me».
Come coltiva?
«La mia agricoltura è un dialogo con la terra, sono certificata bio, non uso chimica di sintesi, solo distillati di legno, polveri di roccia e prodotti completamente naturali, seguo le conoscenze agronomiche di mio marito che però è impegnato in un altro lavoro, dell’azienda mi occupo io unicamente».
Cosa l’ha spinta a mettersi in gioco nella Fioi Abruzzo?
«In un territorio dove quasi ogni famiglia possiede un pezzo di terra con gli olivi, la sfida è quella di cambiare prospettiva, passare dalla tradizione spesso data per scontata alla consapevolezza della qualità. Oggi si sperimenta, si studia, si osa. Nuove varietà si affiancano a quelle storiche, dando vita a profili aromatici inaspettati, è un racconto in evoluzione senza smarrire le radici. Per esempio ho piantato tre anni fa leccio del corno, crognale, itrana e maurino che non sono proprio tutti autoctoni, sto sperimentando e provando a vedere come si adattano ai nostri territori. La realtà olivicola abruzzese è ancora poco conosciuta, c’è bisogno di più consapevolezza nel comunicare tanta bellezza e ricchezza, l’olio abruzzese non sempre è valorizzato come merita, viene capito molto di più fuori dei confini nazionali. Fioi potrebbe fare la sua parte iniziando a guardarlo in modo diverso».
Come?
«Puntando alla qualità vera. La nuova generazione deve fare tesoro del passato ma con un occhio al futuro, si può sempre migliorare. Non tutte le aziende fanno alta qualità. Nel nostro gruppo ci sono diversi olivicoltori pluripremiati e vogliamo dare l’esempio, vogliamo portare aggregazione e cultura della qualità organizzando assaggi anche nelle scuole, i bambini sono formidabili nel riconoscere i sapori. Assaggiando oli di qualità scopriamo l'identità di ogni singola varietà ed è difficile poi tornare a un olio commerciale o difettato. Auspichiamo che le istituzioni ci diano voce».
Un cambio di narrazione?
«È necessario per più ordini di motivi, la scarsa redditività del prodotto e la cultura che manca. Il problema delle aziende medio-piccole è il lavoro in campagna, non si trova personale, è difficile raccogliere e i costi sono altissimi. La realtà dell’extravergine in Abruzzo è penalizzata anche dalla mancanza di conoscenza: non tutti sanno distinguere un olio di qualità. Non si tratta solo di condimento ma di un vero e proprio alimento e deve essere privo di difetti, avere sfumature di gusto e sentori. Cose che diamo per scontate, perché l’olio l’abbiamo sempre avuto sulla nostra tavola ma non è così, un vero extravergine è un mondo vivo di profumi, gusto, identità».
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