Strade più sicure in nome di Sofia: «Inseriamo l’assistente pedonale»

24 Gennaio 2026

L’associazione che si è costituita parte civile nel processo della 15enne investita e uccisa: «Istituiamo anche a Pescara questa nuova figura impiegando chi ha violato il codice»

PESCARA. Una pena congrua, un impegno collettivo sulla cultura della sicurezza, più limiti nelle città e maggiori controlli. Anche grazie a un “assistente pedonale”. Tutto, in memoria di Sofia. È l’obiettivo dell’associazione nazionale Familiari e vittime della strada, che si è costituita parte civile nel processo per la morte della 15enne studentessa del Maior, Sofia Di Dalmazi, investita in via Falcone e Borsellino il 3 dicembre 2024. «Chiediamo una pena giusta, congrua. E soprattutto diamo un valore simbolico al processo per la morte di Sofia: che serva a sensibilizzare tutti alla sicurezza stradale. Essere presenti nelle aule dei tribunali al fianco delle famiglie, in questo caso quella di Sofia, è un modo per dire “Sofia poteva essere chiunque tra noi, nostra figlia o nostra sorella”». A parlare è Silvia Frisina, vice presidente dell’associazione, rappresentata nel processo dall’avvocato Alessandro Palucci.

La vice presidente Frisina spiega come l’associazione porti «all’interno delle aule di tribunale gli utenti della strada per la tutela e la difesa degli interessi e della salute di tutti. Il nostro non è un accanimento contro le persone condannate per violazioni del codice della strada, noi siamo i primi a occuparci della loro rieducazione. Crediamo fortemente all’articolo 27 della Costituzione: la pena deve tendere alla rieducazione del condannato. Bisogna capire che la sicurezza stradale è fatta di tante cose, anche della rieducazione dei condannati. È questo il nostro messaggio».

L’associazione è in attesa di fissazione di udienza per costituzioni di parte civile nei tribunali di Pescara, L’Aquila e Avezzano: si tratta di procedimenti che riguardano in due casi pedoni, in altri due casi motociclisti e in tre casi automobilisti o terzi trasportati. In un caso una ciclista. «Sì, abbiamo anche altri procedimenti che stiamo seguendo in Abruzzo. E in passato ce ne sono stati tanti in passato. Essere accolti come parte civile è un segno di sensibilità dei giudici verso questo tema. L’associazione in questi processi è ente danneggiato». Perché piangiamo ancora tanti morti sulle strade? «Non riusciamo ancora a capire quello che è il valore della vita. Perdiamo di vista il fatto che ridurre la velocità salva vite. Lo facciamo ogni volta in cui non indossiamo la cintura di sicurezza. Certe azioni e precauzioni dobbiamo farle perché salvano le vite, invece ci preoccupiamo delle multe, della violazione della libertà e dei nostri tempi sempre frenetici».

Bologna ha azzerato i morti nel 2024 con la “Città 30”. Eppure, il Tar ha annullato l’ordinanza del sindaco. «Penso che questo dato vada al di là di ogni legge e burocrazia. Precisiamo che la sentenza del Tar non annulla le zone 30, ma detta dei principi per cui la richiesta e i provvedimenti del Comune debbano seguire un determinato iter: una questione burocratica. Nella pratica, non perdiamo di vista il fatto che con questa norma si salvano vite. Non capisco poi tante proteste: nelle grandi città la velocità media è già inferiore ai 30 a causa del traffico congestionato, la norma di Bologna non la vedo come imposizione dall’alto che ci toglie libertà, ma solo come scelta di buon senso. Che, però, fa la differenza tra la vita e la morte».

Cosa si deve fare per aumentare la sicurezza sulle strade? «C’è solo una via: l’educazione, la prevenzione e la sensibilizzazione alla sicurezza. È una questione culturale. Bisogna agire sulla mente delle persone per ottenere risultati. E, accanto all’educazione, servono maggiori controlli. Abbiamo tante leggi, ma se non le applichiamo con i controlli non progrediamo», aggiunge Silvia Frisina.

A Chieti l’associazione nazionale familiari e vittime della strada ha già attivato il progetto “Ruote ferme, pedoni salvi” che istituisce la figura di “assistente pedonale”. «Semplicemente si tratta di una persona che è sull’attraversamento per agevolare il passaggio dei pedoni. Sono persone che hanno commesso reati in violazione del codice della strada e svolgono lavori socialmente utili. Loro comprendono la gravità di ciò che hanno commesso e, allo stesso tempo, agiscono a favore della sicurezza e degli utenti vulnerabili. Sappiamo che le forze dell’ordine non possono essere dappertutto. Anche noi dobbiamo fare la nostra parte. Ci auguriamo che la costituzione di parte civile dell’associazione accolta dal giudice possa portare a una provvisionale che l’associazione impiegherà nel progetto “Ruote ferme, pedoni salvi” per l’istituzione dell’assistente pedonale anche a Pescara. In memoria di Sofia».

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