Travolse un ciclista e fuggì in auto, due agenti della polizia locale a processo per il “pirata”

L’incrocio sulla strada parco dove avvenne l’investimento
La sera del 15 agosto 2024 un automobilista investì un ragazzo in sella a una bici e poi scappò: le accuse sono falso e omissione di atti d’ufficio
PESCARA. Processo fissato all’11 giugno prossimo per i due rappresentanti della polizia locale di Montesilvano, L.D.R. e R.M. (quest’ultimo andato in pensione nelle more del procedimento), accusati di falso e omissione di atti d’ufficio a seguito di un accertamento per un incidente stradale che non sarebbe stato rilevato a dovere. Il fatto accadde la sera di Ferragosto 2024, alle ore 22, all'incrocio tra via Abruzzo e la strada parco. Un automobilista avrebbe investito un ciclista e si sarebbe dato alla fuga: un'auto pirata che, stando a quanto sostiene il pm Anna Benigni (che ha chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio dei due imputati deciso dal gup Mariacarla Sacco), andava rintracciata con celerità, sfruttando tutti i mezzi che la municipale aveva a disposizione.
Il riferimento è principalmente alle telecamere della zona e, anche, all’acquisizione dei testimoni che, secondo la parte offesa, erano presenti sul posto e che avrebbero potuto dare indicazioni su quell’auto. Secondo il legale dei due imputati, l’avvocato Vittorio Iovine, i suoi assistiti fecero tutto quello che prescrive la legge. «Non abbiamo scelto riti alternativi», spiega il legale, «perché siamo certi di poter dimostrare in dibattimento la nostra estraneità ai fatti contestati. Anche perché i vigili non sono tenuti a svolgere indagini, ma a fare tutti gli atti urgenti sul posto per cristallizzare eventuali prove di reato».
E in effetti i due vigili motorizzati sarebbero arrivati prontamente sul posto e avrebbe altrettanto celermente chiamato i soccorsi. Ma il pm, nell’imputazione, sostiene che i due «omettevano di acquisire senza ritardo le telecamere del sistema di videosorveglianza poste in prossimità del luogo teatro del sinistro in modo da poter risalire all’ignoto autore dell’investimento: attività che per ragioni di giustizia, stante le lesioni riportate dal ciclista (figlio di due noti professionisti che si è costituito parte civile chiedendo un risarcimento di 10mila euro ndr) e in considerazione del fatto che le immagini dei sistemi di videosorveglianza hanno un breve tempo di conservazione prima della cancellazione - circostanza sicuramente e doverosamente nota agli operatori della polizia locale - andava compiuta senza ritardi».
E invece, stando all’inchiesta, questo lavoro sarebbe stato fatto con notevole ritardo e comunque dopo la denuncia della parte offesa e dopo il coinvolgimento dei carabinieri nell’inchiesta. Il falso viene contestato perché «quali agenti, nello svolgimento delle loro funzioni, al fine di occultare l’omissione, nonostante il comandante Nicolino Casale avesse dato specifico incarico di verificare l’esistenza di telecamere pubbliche e private nel luogo del sinistro, redigevano l’annotazione di pg del 12 settembre 2024, trasmessa anche alla procura, nella quale davano atto dell’inesistenza di telecamere dalla visione delle quali si potesse risalire all’ignoto conducente».
E questa circostanza venne ritenuta un falso in quanto i successivi accertamenti affidati ai carabinieri di Montesilvano «consentivano di accertare che, in realtà, nella zona erano presenti almeno i seguenti sistemi di videosorveglianza», che la procura elenca a corredo dell’imputazione di falso (sei telecamere in totale). Ma quando gli agenti si decisero a verificare le riprese della zona, come sostiene l’accusa, era ormai troppo tardi: molti avevano già cancellato le riprese e qualcuno vi aveva invece registrato sopra.
Stando alla difesa, invece, quello sarebbe stato un compito che non rientrava nei doveri degli agenti della municipale, e quindi ha chiesto l’esclusione del reato di falso, così come ha chiesto l’esclusione della costituzione di parte civile: ma entrambe le richieste sono state rigettate dal giudice che ha invece deciso per il rinvio a processo dei due imputati. Sarà dunque il giudice monocratico ad accertare la verità dei fatti.
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