Calcio, il commentone al campionato di serie A

L'Inter batte il Como in rimonta e mette una seria ipoteca sullo scudetto, anche a causa dei passi falsi di Napoli e Milan. In zona Champions bene Juve e Roma, mentre sembrano ormai spacciate Verona e Pisa nella lotta per non retrocedere
ROMA-PISA. La 32esima giornata si apre con l’anticipo tra Roma e Pisa. All’Olimpico la partita si sblocca subito, al 3’: Malen approfitta di un errore da matita blu di Caracciolo e mette fronte alla porta, poi rientra sul destro e la piazza sul secondo palo, portando i giallorossi in vantaggio. Ora la Magica può gestire il possesso del pallone, mentre il Pisa prova a riorganizzarsi. Al 41’ arriva l’occasione per il 2-0: Pellegrini si incarica di battere una punizione dal limite, con il pallone che si stampa sulla traversa negando la seconda gioia consecutiva al capitano giallorosso. Ma il raddoppio non tarda ad arrivare: due minuti più tardi, Celik recupera un pallone in area nerazzurra e lo mette in mezzo, con Touré che non controlla. La sfera arriva allora a Rensch, che dialoga nello stretto con Pellegrini: l’olandese serve un pallone a rimorchio per Malen, che da pochi passi firma la doppietta. E nella ripresa arriva quasi immediatamente il tris, che mette il punto esclamativo sul match: al 52’ Soulé riceve sulla destra, vede il taglio di Malen e lo premia con un filtrante perfetto: l’ex Borussia Dortmund controlla e batte Semper con il destro, siglando la tripletta personale, nonché la prima della Serie A 2025/2026. Da lì in avanti i capitolini abbassano i ritmi, concedendo solo qualche iniziativa sterile al Pisa. La Roma torna così al successo, trascinata da un Malen in stato di grazia; d’altra parte, le Torri perdono per la 18esima volta in questo campionato, avvicinandosi più che mai alla Serie B.
CAGLIARI-CREMONESE. Il sabato inizia con due sfide salvezza: Cagliari-Cremonese e Torino-Verona. All’Unipol Domus il Cagliari ospita una Cremonese affamata, che dopo una partenza a razzo si è persa durante l’anno, dovendo anche esonerare Davide Nicola a favore di Giampaolo. La gara è prevedibilmente molto tattica, con le due squadre che non vogliono scoprirsi per non lasciare troppo spazio agli avversari. Il risultato è che vengono create alcune occasioni potenzialmente pericolose, alle quali manca sempre qualcosa. Anche nella ripresa, il canovaccio tattico del match non varia: il Casteddu cerca di fare la partita, anche grazie al fattore casa, ma senza mai riuscire a trovare il varco giusto. Col passare dei minuti sembra che il match non riesca in alcun modo a sbloccarsi, ma al 63’ cambia tutto: Zé Pedro riceve al limite, finta di allargare il gioco su Palestra e, invece, crossa morbidissimo dentro l’area: sul secondo palo arriva puntuale Esposito, che di testa sigla il sesto gol in campionato, mandando in visibilio il pubblico cagliaritano. Al 75’ Audero salva con un miracolo un’altra incornata, stavolta di Deiola, tenendo in vita i suoi, ma la Cremo non riesce a creare pericoli nel quarto d’ora ancora a disposizione. Vittoria fondamentale per la formazione di Pisacane, che vola a +6 sul terzultimo posto, occupato proprio dai grigiorossi.
TORINO-VERONA. All’Olimpico Grande Torino il Toro affronta il Verona. Pronti, via ed ecco subito il gol che sblocca il parziale: sponda di Pedersen per Simeone, che se la porta sul destro, approfitta dello scivolone di Edmundsson e in spaccata la piazza all’angolino, timbrando il tabellino per la nona volta in stagione. Sembra essere in discesa per i granata, ma pian piano prende terreno la formazione di Sammarco. La prima grande occasione arriva all’11’: cross di Frese da calcio di punizione e anticipo di Gagliardini ai danni di Paleari, con il pallone che centra in pieno la traversa. I padroni di casa vengono graziati dopo l’uscita scellerata del proprio portiere, ma al 38’ un altro errore costa caro: rilancio lunghissimo di Montipò, con Bowie che vince il duello con Ismaijli e poi batte anche Paleari, ripristinando l’equilibrio. Nella ripresa si capovolge lo schema tattico del match: il Toro rientra dagli spogliatoi con un’altra cattiveria e cerca subito di riportarsi davanti. E se al 48’ Simeone sfiora il palo, due minuti più tardi arriva il +1: cross arretrato di Pedersen che diventa buono per Obrador, che ha il tempo di controllare, alzare la testa e riproporre un pallone teso in mezzo, con Casadei che insacca un comodo tap-in. Difesa scaligera troppo disattenta e soprattutto poco reattiva nell’occasione. I piemontesi continuano ad attaccare e sfiorano il 3-1 al 56’, con Adams che stacca più in alto di Frese e insacca, ma la rete viene annullata per una precedente posizione di offside di Simeone. Nel finale il risultato consente ai gialloblu di provare il tutto per tutto, ma Paleari è attento e sventa i pericoli. Successo importante per il Torino, che si porta a +9 sulla zona retrocessione ed è quasi salvo grazie a D’Aversa, mentre per il Verona vale lo stesso discorso fatto precedentemente per il Pisa, con la Serie B ormai a un passo.
MILAN-UDINESE. Alle 18 si affrontano Milan e Udinese, con i rossoneri che sembrano ormai fuori dalla corsa Scudetto e cercano di blindare l’accesso alla prossima Champions League. Il Diavolo fin dai primi minuti cerca di tenere il pallino del gioco, senza riuscire però a far filtrare palloni pericolosi. D’altra parte, i friulani sono molto pericolosi in fase di transizione, anche a causa di uno straordinario Zaniolo: l’ex Roma riceve nella sua trequarti al 27’ e inizia la cavalcata personale, evitando anche la scivolata di Saelemaekers. L’esterno italiano arriva così al limite dell’area e rientra sul destro, allargando per Atta: il centrocampista ex Metz prova a metterla in mezzo di potenza e trova una deviazione, decisiva, da parte di Bartesaghi, che inganna Maignan. Il gol subito non riesce però a rivitalizzare i meneghini, che, tranne per un’occasione di Pulisic (a lato non di molto), continuano a soffrire: al 35’ grande imbucata di Ekkelenkamp per Davis, che salta Pavlovic e scarica una bordata sul primo palo, con Maignan che si supera grazie anche all’aiuto della traversa. Passano però solo 2 minuti ed ecco il 2-0: Davis riceve il pallone da una rimessa laterale e viene accerchiato da 3 avversari, riuscendo ugualmente a scaricare per Zaniolo: il classe ’99 pennella un traversone a rientrare per Ekkelenkamp, che tocca quel tanto che basta per far finire il pallone in fondo alla rete. Gelo a San Siro, con i rossoneri che rischiano anche nel recupero di primo tempo, ma vengono graziati da Kristensen. Nella ripresa cambia qualcosa: i padroni di casa cercano di dimezzare lo svantaggio per rientrare in partita, provando anche a riaccendere l’entusiasmo del pubblico: è bravo a distendersi Okoye al 50’ sulla conclusione da fuori di Modric, mentre è prodigioso sul corner seguente, salvando un tiro da fuori di Saelemaekers in maniera sensazionale, complice anche la traversa. È una delle parate più belle del campionato per tecnica e prontezza di riflessi, poiché compiuta nonostante l’estremo difensore nigeriano veda il pallone all’ultimo. E dopo qualche altra occasione non sfruttata diminuisce sempre più la pericolosità negli ultimi metri, mentre i bianconeri mettono il punto esclamativo sulla partita al minuto 71: ottimo recupero da parte di Ekkelenkamp ai danni di Rabiot, poi contrasto e pallone che diventa buono per Karlstrom, che torna dal 32: Ekkelenkamp allarga allora per Atta, che rientra sul destro e calcia sul primo palo, sorprendendo sia De Winter che Maignan. C’è poco altro da segnalare nel finale, in particolare un altro gran riflesso di Maignan ai danni di Davis e poi l’uscita dal campo di Leao, tra i fischi assordanti di gran parte dei 74.675 spettatori, che segnano una frattura divenuta quasi insanabile. Sconfitta pesantissima per il Diavolo, che ora deve anche guardarsi le spalle da Como, Juventus, Roma e Atalanta, con le ultime 6 giornate che possono cambiare completamente le sorti di queste squadre. Va fatto però un plauso alla squadra di Runjaic, che torna a vincere a San Siro contro il Milan dopo 3 anni esatti, con una prestazione da incorniciare.
Atalanta vs Juventus In serata va in scena una sfida delicatissima: Atalanta-Juventus. È un match molto particolare perché potrebbe consentire ai bianconeri di sorpassare, seppur temporaneamente, il Como, che sarà impegnato contro la capolista Inter; ma è una gara fondamentale anche per la Dea, forse all’ultima chiamata se vuole tentare di rientrare in corsa. Inizio molto forte dei nerazzurri, che attaccano con convinzione: al 7’ ottimo recupero alto di Scalvini ai danni di Yildiz e poi Ederson serve Zalewski, che con il mancino sfiora il palo; al 9’ Scalvini stacca su un ottimo cross di Zalewski e centra in pieno il legno; nel recupero di primo tempo occasionissima anche per Krstovic, che in rovesciata non inquadra il bersaglio per questione di centimetri. Nella ripresa la Vecchia Signora torna in campo con una carica diversa e i risultati si vedono subito: ottima triangolazione tra Conceicao e Boga, con l’ex Sassuolo che manca però l’appuntamento con il pallone dall’interno dell’area piccola. Zappacosta spazza ma non fa respirare i suoi, con Holm che alimenta l’azione offensiva: lo svedese arriva sul fondo e mette in mezzo, con Boga che stavolta riesce a sfruttare l’indecisione tra Djimsiti, Carnesecchi e Scalvini e insacca da pochi passi con un pizzico di fortuna. Veramente tanta confusione in area orobica, con i piemontesi che si portano così in vantaggio. E allora la Dea riprende ad attaccare: al 57’ corner di Raspadori e altro stacco di Scalvini, che stavolta fa la sponda per Djimsiti, ma Di Gregorio salva con un gran colpo di reni. La Juve va vicina al raddoppio allo scoccare del 67’, ma Khephren Thuram si divora il 2-0 su un altro suggerimento di Holm. Nel finale è da segnalare un episodio: Raspadori intercetta il tiro di un proprio compagno e poi cerca di metterla in mezzo, con Gatti che si oppone. La panchina lombarda è furiosa con Maresca, con anche i giocatori in campo che chiedono a gran voce il penalty. In realtà, guardando bene le immagini, Gatti ritrae il braccio e l’impatto avviene in posizione più che congrua, per cui la decisione presa è corretta. Vince, così, la Juventus e festeggia al meglio il rinnovo di Luciano Spalletti, che si lega ai bianconeri fino al 2028. Sono sempre più attaccate a un filo le speranze per l’Atalanta di andare in Europa, con la scelta di aver affidato la panchina a Juric a inizio stagione che pesa moltissimo.
GENOA-SASSUOLO. All’ora di pranzo di domenica si affrontano Genoa e Sassuolo. Match divertente, ricco di occasioni: al colpo di testa di Pinamonti, che sfiora l’incrocio dei pali, e al tiro di Berardi, su cui si oppone Bijlow, risponde Vitinha, con Muric che salva la prima conclusione e accompagna con lo sguardo l’altro tentativo. Al 18’ cambia però il parziale: Baldanzi si ritrova sulla fascia destra e vede smarcato fuori area Malinovskyi, che con potenza e precisione piazza il pallone a fil di palo, dove Muric non può arrivare. Sesto gol in campionato per l’ucraino, il secondo su azione. I neroverdi cercano però di pareggiare subito i conti, ma un super Bijlow toglie da sotto la traversa una bella conclusione di Berardi. È proprio il capitano emiliano ad essere protagonista di una brutta scena, alla fine della prima frazione di gioco: scontro verbale con Ellertsson nel tunnel che porta agli spogliatoi, con il direttore di gara Rapuano che li espelle entrambi. Nella ripresa si riparte, dunque, 10 vs 10, con la formazione ospite che trova velocemente il pari: su situazione di calcio d’angolo, ottima incornata di Muharemovic e riflesso di Bijlow, con Koné che è il più lesto ad arrivare sul pallone vagante e insacca da pochi passi. Scarseggiano ora le occasioni, con le due squadre che tirano anche un po’ il fiato: non è facile coprire gli spazi allo stesso modo dei primi 45 minuti a causa dell’uomo in meno. Ma nel finale, quando il risultato sembrava ormai scritto, ecco il colpo di scena: Messias chiede e ottiene il dai e vai da Sabelli, che gliela restituisce con il tacco: il brasiliano è ora davanti a Muric e si allunga il pallone, arrivando però con la punta in extremis a servire Ekuban, che non può sbagliare il più facile dei gol. Vittoria di enorme importanza per il Grifone, che si porta così a +9 dalla Cremonese terzultima, mentre il Sassuolo di Fabio Grosso viene scavalcato dall’Udinese.
PARMA-NAPOLI Alle 15 si gioca al Tardini, con il Parma che ospita il Napoli. I partenopei sono affamati di punti se vogliono continuare a sognare il tricolore, dovendo in primo luogo fare il proprio compito e, successivamente, sperare anche in passi falsi dell’Inter. Ma la partita non inizia nel migliore dei modi: lancio lungo di Suzuki per Elphege, alla prima presenza dal primo minuto: il francese la spizza perfettamente per Strefezza, che se la porta sul destro e la piazza alla perfezione, con il pallone che tocca il palo e termina alle spalle di Milinkovic-Savic. Il cronometro segna appena 35 secondi e la squadra di Antonio Conte è già costretta a inseguire. Il gol cambia completamente la partita: i gialloblu si difendono con tutte le loro energie e poi provano a ripartire, affidando i contropiedi all’ispirato Strefezza. Sono dunque molto scarse le occasioni, specialmente perché i campioni d’Italia non riescono a trovare la giocata giusta negli ultimi metri: De Bruyne è colui che cerca maggiormente di velocizzare il possesso palla, ma i compagni non riescono a beneficiarne. Dunque, il primo tempo si conclude con i crociati in vantaggio di un gol. Nella ripresa cambia il parziale, dopo 15 minuti: Beukema trova Lobotka, che di prima serve Hojlund: il danese fa un ottimo lavoro di protezione spalle alla porta e serve immediatamente McTominay, che con un diagonale chirurgico, leggermente sporcato, infila Suzuki. Ristabilita la parità, ora lo spicchio di tifosi campani trascina la propria squadra: anche grazie all’ingresso in campo di Alisson Santos, il Napoli guadagna tanta imprevedibilità, nonostante però sia spesso fine a se stessa per il grande lavoro in fase di non possesso di capitan Delprato e Circati. Da segnalare al minuto 79 un episodio molto controverso in area azzurra: lancio lungo sul quale prova ad avventarsi l’esordiente Mikolajewski, con Spinazzola che tenta di passare il pallone a Beukema ma colpisce il braccio di Buongiorno. Tocco veramente al limite, poiché se da una parte è vero che la deviazione di Spinazzola sia ravvicinata, dall’altra è innegabile che il braccio dell’ex capitano del Torino sia fuori figura ed aumenti il volume corporeo, in una posizione non naturale. Ad ogni modo, la decisione del direttore di gara Di Bello è di lasciar correre, con il VAR Abisso e l’AVAR Marini che confermano la decisione di campo. Nel finale l’occasione più importante è sul destro di Alisson, che rientra e fa partire una buona conclusione, sulla quale è però attento Suzuki. Pareggio che sa di sconfitta per il Napoli, che non riesce a sfondare il muro dei ducali e si porta a -6 dall’Inter, impegnata in serata contro il Como. Importante anche una nota tattica sul match: il giocatore senz’altro più decisivo dei partenopei è Scott McTominay e non è un caso che il rendimento migliore sia stato ottenuto nel periodo in cui Conte ha schierato l’ex Manchester United da mezzala. Infatti, giocare con i “Fab Four” Anguissa, Lobotka, De Bruyne e McTominay, depotenzia lo scozzese, poiché impiegato in un ruolo non suo. Anche in questa giornata si è avuta la prova che i campani abbiano giocato meglio nel momento dell’ingresso in campo di Alisson per Anguissa, e non per particolari meriti del brasiliano o demeriti del senegalese, ma perché l’aggiustamento tattico ha permesso a McTominay di giocare nella sua posizione preferita e i frutti si sono visti.
BOLOGNA-LECCE. Alle 18 si affrontano Bologna e Lecce. Al Dall’Ara i rossoblu spingono sin dai primi minuti, ma si sbilanciano e rischiano moltissimo all’8’: ottimo filtrante d’esterno di Ramadani per Stulic, che corre e va a tu per tu con Pessina, centrandolo però in pieno. La pressione dei felsinei funziona e, al 26’, arriva il vantaggio: Lucumì intercetta un lancio lungo di Falcone e manda il pallone in una zona presidiata da 3 giocatori giallorossi, oltre che da Castro che però è in visibile posizione di offside. Anziché però controllare il pallone o spazzarlo o passarlo a Falcone, una dormita collettiva costa carissimo, poiché Orsolini fiuta l’occasione e si inserisce con decisione: l’esterno italiano sterza poi ai danni di Tiago Gabriel e tenta il cucchiaio per superare Falcone, con il pallone che tocca la parte bassa della traversa, rimbalza sulla linea e viene poi ribadita in porta da Freuler, che sigla uno dei gol più semplici della sua carriera. Vantaggio che ci può stare, mentre è assolutamente incomprensibile la disattenzione difensiva, specie per una squadra che lotta per un obiettivo come il Lecce. Nella ripresa gli emiliani cercano di chiudere i conti: Zortea serve Orsolini sul fondo, che la appoggia a rimorchio per Castro, bravo a battere Falcone. Ma il direttore di gara Colombo fischia fallo da parte del numero 7 del Bologna ai danni di Ramadani, con la corsa dei due calciatori che si intreccia, per cui la rete non viene convalidata. Ciononostante, nel recupero, ecco il raddoppio: Ramadani batte velocemente un calcio di punizione ma colpisce Miranda, con il pallone che diventa buono per Bernardeschi: l’ex Juve cerca e trova Orsolini lateralmente, che con il piattone batte Falcone e torna a segnare a distanza di 87 giorni dall’ultima volta. Seconda vittoria consecutiva per la squadra di Vincenzo Italiano, il cui unico obiettivo fino alla fine del campionato è rientrare tra le prime 8 per poter iniziare la prossima Coppa Italia dagli ottavi, non dovendo così giocare trentaduesimi e sedicesimi di finale.
COMO-INTER. L’ultima gara del weekend è la bella sfida tra il primo e il terzo attacco del nostro campionato, nonché tra la terza e la prima miglior difesa (alla vigilia della 32esima giornata). È anche il duello tra Fabregas e Chivu, due amici con un destino intrecciato: quest’estate Fabregas era stato contattato dalla dirigenza nerazzurra per sostituire Simone Inzaghi, ma il tecnico catalano ha rifiutato l’offerta e allora la virata è andata su Chivu, che sta sorprendendo al primo vero anno da allenatore professionista. In effetti, il rumeno ha esordito in Serie A lo scorso anno, quando è stato chiamato in corsa dal Parma e dove ha ottenuto una salvezza tutt’altro che scontata. Dunque, nonostante la poca esperienza, si trova ora al primo posto a +6 dal Napoli (potenzialmente a +9) e con sole 6 giornate al traguardo. Iniziano molto meglio i lariani, che, anche se non minacciano particolarmente Sommer, tengono il pallino del gioco e sono molto aggressivi in fase di riconquista: la Beneamata va così in difficoltà, specialmente perché non riesce a trovare le sue due punte. E al 36’ arriva il meritato vantaggio: filtrante di Sergi Roberto per Diao, che la fa passare con un velo favorendo Nico Paz. Il fantasista argentino rientra ai danni di Acerbi e poi conclude di precisione, con Sommer che ci arriva ma respinge centralmente: sul pallone vagante arriva puntuale Alex Valle, che ribadisce in porta siglando il primo gol da professionista in carriera. Incassato il gol, cambia un po’ la partita: ora i nerazzurri provano a rispondere, con traversoni che però spesso si rivelano poco pericolosi. E da un cross arriva proprio il raddoppio comasco: Butez esce in presa alta sul suggerimento di Barella e lancia immediatamente per Nico Paz, con un passaggio di circa 60 metri: il 10 sfrutta l’indecisione di Acerbi, che si trovava tra lui e Douvikas, e conclude a giro, con il pallone che tocca il palo e termina poi in fondo alla rete. I meneghini sono tramortiti, ma pochi secondi dopo aver ripreso il gioco trovano una rete fondamentale: ottimo filtrante di Dumfries per Barella, che dal fondo mette in mezzo un gran pallone che Thuram spinge in porta con i tacchetti, riportando la sua squadra a una sola lunghezza di distanza. Questo gol è il momento chiave del match: così come successo contro la Roma, la capolista segna nel recupero di primo tempo, rientrando dagli spogliatoi con una consapevolezza diversa. E nel secondo tempo Thuram ripristina l’equilibrio: lancio lungo di Barella che Kempf ammortizza, con “Tikus” che approfitta dell’uscita di Butez e lo scavalca con un bel tocco sotto. Grande stato di forma per il figlio d’arte, che dopo il gol e i due assist contro la Roma si carica l’Inter sulle spalle nel momento del bisogno. I nerazzurri sono però veramente cinici e al 58’ completano il sorpasso: calcio di punizione a rientrare di Calhanoglu e stacco imperioso di Dumfries, che torna a segnare in campionato a distanza di 329 giorni dall’ultima volta, che corrisponde alla penultima giornata dello scorso anno. Il Biscione non è però sazio e, al 72’, trova anche il quarto gol: punizione quasi da centrocampo di Calhanoglu per Akanji che fa la sponda per Dumfries, bravissimo a tenere il pallone quasi rasoterra con il mancino. Che cattiveria agonistica per la squadra di Chivu, che in 23 minuti trova 3 reti decisive, grazie alle doppiette di Thuram e Dumfries. Ciò che però risalta di più è il cinismo: 4 tiri in porta e 4 gol, quasi tutti sfruttando episodi o difficoltà avversarie. Nel finale succede però di tutto: la partita viene riaperta da un grave errore arbitrale, poiché viene assegnato un rigore più che dubbio al Como. Inizialmente Massa comanda un calcio di punizione (dopo qualche istante di indecisione) ma poi il var corregge la posizione geografica dell’intervento, sebbene Bonny non commetta alcun fallo ai danni di Nico Paz. Dagli 11 metri va Da Cunha, che batte Sommer e anima gli ultimi minuti del match. E la grande occasione per il pareggio arriva, al 92’: Nico Paz cross a rientrare per Morata, che fa la sponda per Alberto Moreno: il tiro-cross dello spagnolo viene deviato sottoporta da Ramon, che scheggia la traversa da pochi passi. In realtà probabilmente la rete non sarebbe stata convalidata per un precedente fuorigioco di Morata, ma che rischio. Vittoria che sa di scudetto per la capolista, che vola a +9 con 6 partite ancora da giocare: mancano 10 punti per l’aritmetica, a patto che il Napoli non compia altri passi falsi. Da elogiare, comunque, il Como, che subisce alcuni gol evitabili per errori individuali, ma contro alcune squadre bisogna essere quasi perfetti per portare a casa il risultato. Nonostante il sorpasso subito dalla Juventus, non cambiano gli obiettivi dei biancoblu, che ora però sono costretti a inseguire per coronare il sogno Champions.
In chiusura della 32esima giornata c’è il posticipo Fiorentina-Lazio, con la viola che vuole tirarsi fuori dalla lotta salvezza.

