Il commentone della 10a giornata di Serie A

3 Novembre 2026

È la Lazio la nuova capolista in solitaria del campionato, che batte il Cagliari e sfrutta il passo falso dell'Inter nel derby. L'altro big match se lo aggiudica la Juve, con un netto 2-0 ai danni del Napoli. In zona salvezza, continua l'ottimo momento del Genoa.

Bologna vs Monza

La decima giornata inizia nel primo pomeriggio di sabato con la sfida tra Bologna e Monza. È un match molto particolare, ricco di episodi e situazioni dubbie. La prima arriva dopo appena 3 minuti, in area rossoblu: ottima giocata di Zeballos e tiro deviato, con Dany Mota che anticipa Theate; il direttore di gara Zanotti ci pensa un attimo ma poi fischia il calcio di rigore a favore dei lombardi: dagli 11 metri è chirurgico Varela, che si iscrive nel tabellino dei marcatori per la nona volta in altrettante presenze. I felsinei incassano il colpo ma vogliono provare a resettare il prima possibile, con le occasioni che non tardano ad arrivare: al quarto d’ora Tornqvist è miracoloso sul tiro da posizione ravvicinata di Odgaard, bravissimo a restare in piedi e a respingere a mano aperta. Ma al 33’ arriva il meritato pareggio: bel corner a uscire di Miranda e splendida volée di Pobega, che si stacca dai blocchi e colpisce in libertà. Nella ripresa gli emiliani continuano a spingere e ottengono un penalty: sull’ennesimo cross di Miranda, Lucchesi trattiene vistosamente Theate e Zanotti, dopo aver rivisto le immagini al monitor, assegna la massima punizione: trasformazione perfetta di Bernardeschi, che piazza il pallone dove Tornqvist non può arrivare nonostante avesse intuito l’angolo. E al 77’ arriva il terzo e ultimo episodio rilevante: altra, ottima giocata di Robinson e tentativo di cross che viene schermato da Zortea, con la mano: Zanotti viene richiamato nuovamente all’on field review e assegna così il terzo rigore: Cutrone calcia però male, a mezza altezza e non angolando la conclusione, con Skorupski che salva e diventa l’eroe di giornata. Ne esce dunque vittorioso il Bologna, che torna a vincere al Dall’Ara dopo oltre 6 mesi.

Udinese vs Roma

Alle 18 l’Udinese ospita la Roma, che vuole cercare di ridurre il margine di distanza con Lazio e Inter. Avvio super dei giallorossi, che dopo appena 10 minuti la sbloccano: solita giocata di Wesley e cross perfetto per l’inserimento di Cristante, che di testa sigla il secondo gol in questa stagione grazie anche alla complicità di Okoye, con la sfera che gli passa sotto le braccia. I giallorossi vogliono cercare di sfruttare l’inerzia a proprio favore e, complice anche il momento negativo, i friulani faticano a trovare le contromisure: Karlstrom e compagni sono fortunati tra il 28’ e il 29’, con due legni colpiti dai capitolini: prima Soulé riceve da Cristante e sbatte sul palo, poi Malen fallisce un’occasione clamorosa, con la sfera che gli torna tra i piedi dopo una respinta di Okoye ma centra in pieno l’incrocio dal limite dell’area piccola. Passano però appena 2 minuti e la Lupa trova il raddoppio: altro movimento tra le linee di Cristante e assist perfetto per Rodrigo Mora, che deve solo spingere in porta per siglare il primo gol da titolare. I bianconeri non riescono a reagire al contraccolpo psicologico e le conseguenze sono letali: al 33’ Malen riceve da Soulé, rientra sul mancino e chiude il tiro sul primo palo, mentre al 37’ N’Dicka svetta su situazione di calcio d’angolo e firma il poker. È una Roma travolgente, che schianta i padroni di casa e chiude virtualmente i giochi ancor prima della fine dei primi 45 minuti. All’intervallo Runjaic prova a scuotere i suoi, che a inizio ripresa tentano di tornare in partita: Gollini non trattiene un tiro deviato di Miller e Zaniolo insacca sulla ribattuta, non esultando a differenza di quasi due anni fa, quando invece si era persino tolto la maglietta in preda alla trance agonistica. La Magica vuole ora provare a gestire il cronometro e le energie, per evitare inutili sforzi in questo periodo di massimo sforzo. Tuttavia, al 78’ arriva anche il 2-4, in modo piuttosto casuale: Kamara alza un campanile per evitare la ripartenza capitolina e trova lo smarcato Palma, che al volo fredda Gollini e riporta incertezza sulla gara. Ma nel recupero è un’altra prima volta a mettere il punto esclamativo sul match: Castro allarga bene per Ghilardi, che conclude di potenza sul primo palo e infila l’incolpevole Okoye. Vittoria roboante per Gasp, che continua a correre e non vuole fermarsi.

Milan vs Inter

In serata arriva una delle sfide più importanti del weekend: il derby di Milano. Le motivazioni sono altissime per entrambe le squadre: i rossoneri vogliono portarsi a -4 e riaprire il discorso scudetto, mentre il Biscione vuole interrompere la striscia negativa di 7 gare senza vittorie nella stracittadina. Pronti, via e si sblocca subito il match: gran giocata di Moreira ai danni di Carlos Augusto e cross perfetto per Pulisic, che di testa stacca in solitaria e batte Martinez da pochi passi. Sesto gol ai nerazzurri per Capitan America, bravo a inserirsi con i tempi giusti e a sfruttare un posizionamento non perfetto della retroguardia avversaria. E al 10’ arriva anche l’incredibile 2-0: schema su corner e altra dormita colossale, con Rabiot che si smarca con un movimento a mezzaluna e riceve senza marcatura: il centrocampista francese poi prova a riproporre in mezzo un pallone morbidissimo, che filtra nel traffico e termina la propria corsa in fondo alla rete. Uno-due micidiale del Diavolo, che punisce l’ennesimo avvio troppo molle dell’Inter in stagione, che per la nona volta va in svantaggio tra campionato e Champions. Ci si aspetta una reazione da parte dei Campioni d’Italia, che al 22’ riescono ad accorciare le distanze: calcio d’angolo di Calhanoglu, spizzata di Akanji e incornata decisiva di Bastoni, che da pochi passi dimezza lo svantaggio. La Beneamata ora spinge, con i rossoneri che sono invece più timorosi dopo il gol subito: l’occasione più grande arriva al 33’ sul mancino di Spence, che riceve in area un cross deviato di Carlos Augusto e calcia quasi a botta sicura, ma Maignan dice no con un salvataggio sensazionale, di puro istinto. E nel momento migliore dell’Inter, un’altra grave disattenzione costa carissimo: Barella, anziché spazzare il pallone dal limite dell’area, tenta di uscire palla a terra, allungandosi però la sfera e tamponando Musah. Dell’esecuzione del calcio di punizione si occupa Moreira: il belga disegna una parabola perfetta a scavalcare la barriera, trovando così il primo gol nel derby dopo i due assist. Impatto super di Diego Moreira, una vera e propria spina nel fianco per i nerazzurri in questo primo tempo. Nella ripresa ci si immagina un avvio aggressivo da parte del club di Via della Liberazione, ma Chivu non riesce a scegliere le giuste contromosse. In particolare, la mossa azzardata di cambiare modulo non paga: al 45’ ci si aspettava un ritorno al classico 3-5-2 con l’ingresso di una punta di ruolo, per riportare equilibrio alla squadra. Tuttavia, nel post-partita è stato proprio il tecnico rumeno a spiegare le ragioni dell’esperimento sul modulo, confermando che Esposito e Bonny non sono stati bene nelle ore precedenti al match: in questo modo, però, senza un altro riferimento centrale, si è finiti per isolare troppo Thuram, mai coinvolto nella manovra e costretto sempre ad allargarsi per avere un pallone giocabile; dunque, forse, Chivu avrebbe potuto rischiare il giovane Lavelli, che invece è rimasto seduto in panchina per 90 minuti. D’altro canto, invece, Amorim è stato molto più coraggioso e le sue scelte hanno ripagato: il classe 2006 Diawara, preferito a Bartesaghi ed Estupinan, non ha sfigurato, nonostante giocasse contro il giocatore più intraprendente tra le fila del Biscione (Spence). Quest’immagine è l’emblema del match: da una parte un allenatore che ha osato, con decisioni tutt’altro che scontate; dall’altra, invece, un tecnico che non ha saputo contrastare le difficoltà, non sostituendo giocatori poco incisivi a favore di altri più in forma. Ad ogni modo, nel secondo tempo la capolista non è riuscita a creare pericoli dalle parti di Maignan, con il Milan che vince meritatamente il primo derby della stagione e ora può anche sognare in grande.

Como vs Venezia

All’ora di pranzo di domenica il Como affronta il Venezia, tutt’altra squadra dall’arrivo in panchina di Davide Nicola. Gara poco spettacolare, con il match che stenta a decollare: i biancoblu costruiscono qualche occasione, in particolare con il tentativo di Da Cunha al 25’, ma Stankovic è sempre molto attento e fa buona guardia. In una partita fin qui molto spenta, però, ci pensa il var ad accendere i toni: Ferrieri Caputi fischia un calcio di rigore per evidente tocco con il braccio di Milla, in posizione non congrua e che aumenta il volume. Appare dunque folle la scelta del VAR Cosso e dell’AVAR Giua di richiamare il fischietto della sezione di Livorno al monitor: la decisione finale è opposta a quella presa in diretta, con il penalty che viene perciò revocato. Iniziano a essere troppi gli errori della nuova linea Orsato: ci si aspetta maggior chiarezza, con l’operato del nuovo disegnatore arbitrale che finora ha convinto solo in parte; inoltre, sarebbe curioso ascoltare il dialogo tra arbitro e sala var, che però purtroppo non sarà reso pubblico dopo la scelta, a inizio stagione, di non continuare il programma “Open Var”, optando per una maggiore protezione nei confronti dei direttori di gara. Tuttavia, il caso vuole che l’incontro venga deciso proprio da un calcio di rigore, stavolta assegnato ai lariani: Baturina serve Douvikas in ottima posizione, che non riesce a calciare da pochi passi a causa dell’intervento falloso di Juan Jesus, che lo travolge: dagli 11 metri si presenta capitan Da Cunha, che spedisce all’incrocio e firma così il primo gol in campionato. Nella ripresa i lombardi gestiscono il possesso palla per larghi tratti del match, senza correre pericoli e preservando le energie. Il Como di Fabregas ottiene così i 3 punti e si porta a -2 da Inter e Lazio, giocando meno bene rispetto al solito ma badando più al sodo.

Frosinone vs Torino

Alle 15 si giocano Frosinone-Torino e Lazio-Cagliari. Allo Stirpe i ciociari vogliono continuare a sognare, ma a partire meglio sono i granata: bel recupero palla di Simeone e servizio a centro area per Aboukhlal, con Palmisani che esce a valanga e stronca l’azione sul nascere. Con il passare dei minuti i giallazzurri però conquistano campo e cercano di trovare il varco giusto: Raimondo ci prova in rovesciata e con il mancino, con i tentativi che si spengono sul fondo, mentre poi Perri sventa una punizione a giro di Calò con un bel tuffo. Nella ripresa i padroni di casa riprendono da dove avevano cominciato e, dopo appena 3 minuti, rompono l’equilibrio: grandissima giocata di Kvernadze, che supera Vlasic con un tunnel e poi appoggia a rimorchio per Ghedjemis, bravo a trovare la prima rete nella massima serie sfruttando anche una deviazione. Ora la gara si fa in discesa per gli uomini di Alvini, che cercano in tutti i modi il raddoppio per mettere in cassaforte il risultato: al 63’ Ghedjemis ha una doppia, gigantesca opportunità, ma non riesce a sfruttare la follia di Perri a causa degli interventi provvidenziali di Comuzzo ma soprattutto di Coco, che salva un gol già fatto. Nell’ultimo quarto d’ora serve un super Perri per evitare il doppio svantaggio, che però alla fine arriva: Calò prima scheggia il palo e poi la piazza all’angolino a distanza di pochi minuti, siglando la quarta rete consecutiva. Non smettono di stupire i Canarini, che ottengono il sesto successo in dieci partite e restano ancorati al sesto posto.

Lazio vs Cagliari

All’Olimpico la Lazio ha una ghiottissima opportunità contro il Cagliari: fare risultato per staccare l’Inter in vetta, uscita sconfitta dal derby. L’avvio è però complicato per i biancocelesti, che non riescono a imporre il proprio gioco a causa dell’ottima organizzazione del Casteddu. Sono anzi i rossoblu a partire meglio, con l’approccio che viene premiato al 20’: Belahyane mura un cross di Fadera e poi cerca di difendere il pallone, ma l’esterno ex Como non si accontenta del corner: una zampata del gambiano serve in area Nzola, che in caduta sigla il secondo gol in meno di una settimana nello stesso stadio, più precisamente nella stessa porta. L’Aquila si rende conto di dover cercare di alzare i giri del motore, ma faticano a trovare le combinazioni giuste: c’è un po’ di confusione e imprecisione negli ultimi metri, con meno brillantezza del solito. Al 36’ però arriva il pari: scambio splendido tra Taylor e Noslin, con l’ex Verona che poi scarica su Isaksen: il danese si inventa una parabola meravigliosa, con Caprile che non abbozza neanche all’intervento. Che perla dell’ex Midtjylland, che nelle ultime 5 ha innalzato il livello delle sue prestazioni con ben 4 reti e un assist. Nella ripresa aumenta sempre più la pericolosità dei capitolini: Taylor è grande protagonista, impegnando Caprile al 60’ e sfiorando il palo al 71’ al termine di un’azione meravigliosa. Sembra non ci sia niente da fare per gli uomini di Gattuso, ma nel finale arriva il gol che concretizza la rimonta: dal fondo Isaksen crossa per Pedraza, che in scivolata la rimette al centro dell’area: il pallone diventa buono per Pinamonti, che di testa non lascia scampo a Caprile e manda in estasi i circa 12 mila dell’Olimpico. Nel recupero, infine, Isaksen ha ancora la forza di accelerare e lascia sul posto Obert, che lo sgambetta e viene espulso per somma di ammonizioni. La Lazio si prende la vetta della classifica, tornando a essere prima in solitaria a distanza di 5836 giorni dall’ultima volta.

Lecce vs Genoa

Alle 18 il Genoa vola a Lecce, per sfidare la squadra di Eusebio Di Francesco. Partenza a razzo del Grifone, che dopo appena 11 minuti trova il vantaggio: un’azione insistita dei rossoblu si risolve nel migliore dei modi, con Osmajic che raccoglie a centro area il preciso passaggio di Messias e fredda Falcone. E quasi alla mezz’ora di gioco arriva il bis: sventagliata di Traoré per El Shaarawy, che aspetta il movimento di Messias e lo premia sul filo del fuorigioco: l’ex esterno del Milan prova a superare il portiere e appoggia in porta, con Tiago Gabriel che si lancia in scivolata nel disperato tentativo di evitare il gol ma la sfera varca completamente la linea di porta. Serve una scintilla ai padroni di casa, che non hanno approcciato male ma faticano sempre negli ultimi metri: la chance giusta arriva al 40’, con Maleh che dimezza lo svantaggio su punizione grazie a una deviazione che mette Bijlow fuori causa. E nel recupero della prima frazione di gara i salentini vanno vicinissimi al pari: Gallo si incunea nella difesa avversaria e mette in mezzo per Stulic, che centra Bijlow e poi spinge il pallone in porta nel rimpallo. È da verificare però come avviene l’ultimo tocco dell’attaccante serbo, che in effetti è con la mano: la rete viene dunque annullata, poiché il contatto tra pallone e avambraccio avviene in prossimità della rete. Nella ripresa ci si aspetta un Lecce combattivo, ma le occasioni scarseggiano, con anzi la migliore opportunità che è sul destro di El Shaarawy: l’ex Roma riceve al limite, se la aggiusta sul piede forte e conclude a giro, con la sfera che termina sul fondo dopo aver scheggiato il palo. Terza vittoria consecutiva, la quarta nelle ultime 5, per De Rossi, che sembra aver trovato la quadra dopo un avvio claudicante.

Juventus vs Napoli

In serata si gioca il secondo big match del weekend, con la Juventus che affronta il Napoli. È una sfida ricca di intrecci, a partire dai due allenatori: Spalletti ha conquistato uno scudetto con un margine di addirittura 16 punti sulla seconda, mentre Max Allegri (squalificato) si è seduto 420 volte sulla panchina della Vecchia Signora, vincendo 5 scudetti, 5 Coppe Italia e 2 Supercoppe Italiane, arrivando anche due volte in finale di Champions League. Insomma, due tecnici molto legati al passato, che però per 90 minuti dovranno lasciare i sentimenti da parte. Avvio divertente, in controtendenza con i precedenti: all’8’ Lucca la gira molto bene in avvitamento, trovando il super riflesso di Vicario, mentre al 28’ Cabal colpisce di spalla dopo una leggera deviazione e centra in pieno il montante. Infine, in chiusura di primo tempo, arriva un’altra occasione importante: Alajbegovic riceve sulla trequarti da Kolo Muani, parte in percussione e prova a battere Meret con un rasoterra, che viene salvato dall’ex estremo difensore della SPAL. Nella ripresa è un’azione quasi fotocopia quella da cui scaturisce il vantaggio bianconero: la conclusione di Alajbegovic stavolta è imprendibile, con la sfera che sbatte sul palo prima di terminare in fondo al sacco. Super gol del gioiellino classe 2007, il primo in campionato e il secondo considerando tutte le competizioni. Ora la Juve viaggia sulle ali dell’entusiasmo e, al 75’, la gara si mette ancora più in discesa: Kolo Muani anticipa Marianucci che lo calpesta, realizzando il più classico degli step on foot e ricevendo la seconda ammonizione. E nel finale ecco il raddoppio, che chiude la pratica: Boga riceve da Cambiaso, si accentra e calcia benissimo a giro sul secondo palo, con Meret che non riesce a evitare il gol. Vittoria convincente della Juve, che riparte dopo la brutta sconfitta contro il Genoa; è notte fonda, invece, per gli azzurri, che realizzano la peggior partenza dell’era De Laurentiis con già 14 punti di distanza dal primo posto.

A chiudere la decima giornata i posticipi Sassuolo-Fiorentina e Atalanta-Parma, con quattro squadre in netta difficoltà che vogliono cercare di lasciarsi alle spalle le ultime, brutte prestazioni.