L’Aquila, Mantini traccia la rotta: «Ora serve grinta»

I tifosi rosoblù applaudono il tecnico Chianese che ha ottenuto la vittoria all’esordio in panchina
L’AQUILA. Dopo la vittoria casalinga che mancava dallo scorso 21 dicembre, quella ottenuta domenica al Gran Sasso fa respirare un poco. È stato quello che serviva per preparare con uno spirito diverso la difficile trasferta contro un Giulianova rigenerato dalla cura Pergolizzi - D’Ercole. Interpreti e modulo diversi: Chianese ha avuto coraggio e ha cambiato, mettendo la difesa a tre, con il 3-5-2, che certamente si adatta di più alle caratteristiche dell’organico a disposizione. De Grazia e Carella dal primo minuto, poi Konate e Mantini, un piacere rivedere in campo quest’ultimo: suo il cross su calcio d’angolo preciso e diretto che ha permesso a Sparacello di andare in gol. Mossa giusta del tecnico aquilano che ha chiesto più intensità.
L’Aquila, comunque, è apparsa messa meglio in campo, in avanti più larga a palleggiare, pressing e un assetto a centrocampo che probabilmente il tecnico riuscirà a trovare lavorando nel tempo a disposizione.
Cosa è piaciuto alla piazza? Un allenatore mai seduto, che si sbraccia, incoraggia, dà consigli, scalpita. Come il fatto di aggiustare le cose in corsa, considerando che lavora con la squadra da pochi giorni. Si rende conto che Astemio fa un po’ fatica sui quinti e lo cambia dopo 24 minuti (non è una bocciatura dirà in conferenza stampa e lo abbraccia e incoraggia quando viene sostituito da Cioffredi) per provare a spingere di più trovandosi di contro un avversario che palleggiava e creava problemi tra le linee. Mette De Grazie interno quando lui è un giocatore più offensivo e si sacrifica con Vecchione. Anche qui poi cambia, inserendo un giocatore di quantità come Konate e poi Mantini. Cambi che dimostrano che non ci sono gerarchie pre-costitute e che qualsiasi giocatore può essere utile alla causa e in qualsiasi momento. Uno dei protagonisti è stato proprio il centrocampista Giorgio Mantini, tornato in campo dopo un periodo in cui le scelte tecniche lo avevano penalizzato oltre misura. «Dire che sono uno degli artefici della vittoria è troppo», spiega, «ho messo semplicemente la palla in mezzo dall’angolo e ho trovato subito Sparacello pronto. È chiaro che ho sempre voglia di dare il mio contributo. L’artefice è un parolone, il merito è di tutta la squadra, o con una partita bella o con una partita sporca, erano importanti i tre punti domenica».
Mantini, da aquilano doc, ha risposto presente, sempre pronto quando viene chiamato in causa e sempre fondamentale nel gruppo anche quando non gioca. «La squadra è composta da tanti giocatori», dice, «tutti determinanti, sia chi entra dal primo minuto che chi subentra che deve farsi trovare pronto. Sono contento perché dopo le dinamiche passate ritrovare i tre punti con la giusta grinta era fondamentale. C’è rammarico chiaramente da parte mia ma da parte di tutti per come è andata questa stagione, non volevamo di certo stare in questa situazione, sappiamo che L’Aquila è una piazza che vuole vincere e che vuole far bene. Ora dobbiamo solo pensare partita dopo partita e cercare di dare il massimo possibile da qui sino alla fine».

