Due chili di cocaina sotto terra, patteggia tre anni e quattro mesi

Lo stupefacente sequestrato nella maxi indagine sullo spaccio con le chat criptate. Vanno a processo gli altri quattro albanesi coinvolti nella stessa inchiesta per cessioni di droga
TERAMO. Il patteggiamento a tre anni e quattro mesi per chi nel suo terreno aveva sotterrato due chili e 300 grami di cocaina e il processo con il rito ordinario per i quattro presunti complici accusati di cessioni di stupefacente: il provvedimento del giudice Roberto Veneziano mette un primo punto fermo nella maxi indagine dei carabinieri su uno dei tanti traffici di droga tra Abruzzo e Marche, in particolare tra la zona tra la Val Vibrata e l’Ascolano. I cinque sono tutti albanesi residenti da tempo in Italia. Eraldo Haderi, 22 anni (assistito dall’avvocato Nello Di Sabatino) ha scelto di patteggiare. L’uomo davanti ai giudici si è difeso sostenendo che gli avevano dato 1.500 euro per sotterrare l’involucro nel suo terreno, ma che lui non ne conoscesse assolutamente il contenuto. Per gli altri quattro il processo inizierà a luglio.
L’indagine dei carabinieri, che risale al dicembre scorso, racconta le ultime frontiere dello spaccio con i gruppi criminali pronti a investire nelle tecnologie come nuovi strumenti del mercato della droga. La cosiddetta digitalizzazione dello spaccio, infatti, viaggia su chat criptate in cui l’offerta e la domanda si incontrato con tanto di prezzi e modalità di consegna mai di grossi quantitativi perché con le cessioni si rischia sicuramente meno. Ed è questo il modus operandi usato dalla banda scoperta dai carabinieri al termine di una lunga indagine con tanto di intercettazioni ambientali a cominciare dai gps installati sulle auto in una operazione che mette in capo agli albanesi non solo il dominio del traffico della droga ma anche quello dei furti in abitazione che spesso diventano rapine con tanto di basi tra Abruzzo e Marche. Cinque gli arrestati nell’ambito dell’ operazione dei carabinieri del comando provinciale dell’Arma (in azione i militari della compagnia di Alba Adriatica) che a dicembre ha smantellato la banda che, secondo l’accusa, aveva in mano una buona parte del mercato della droga tra Alba, Martinsicuro e Tortoreto che veniva nascosta sotto terra anche in questo caso con una pratica ormai consolidata. I cinque, sempre secondo l’accusa, garantivano la consegna dello stupefacente, anche ai minorenni, con la vendita porta a porta organizzata proprio sui canali social.
La sostanza nascosta sotto terra veniva usata sulla scorta degli ordini da soddisfare, sempre seguendo il classico copione del quantitativo minimo tale da essere confuso con l'uso personale. «Soggetti del tutto privi di scrupoli», li aveva definiti nell’ordinanza di custodia cautelare il gip Marco Procaccini nell’accogliere la richiesta del sostituto procuratore Stefano Giovagnoni, «della benché minima capacità di autocontrollo, dei benché minimi freni inibitori, totalmente inaffidabili e totalmente fuori controllo».
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