Il podestà Adamoli diventa “Giusto tra le Nazioni”: salvò un gruppo di ebrei  

Concluso l’iter del Memoriale Yad Vashem di Gerusalemme per il riconoscimento Il suo nome sarà scolpito sul Muro d’onore, i familiari riceveranno una medaglia

TERAMO . I suoi atti di eroismo resteranno scolpiti, insieme al suo nome, nella pietra oltre che nella memoria. Il Memoriale della Shoah Yad Vashem di Gerusalemme ha concluso l’iter, iniziato nel 2021 e promosso da Paola Fargion e Meir Polacco, per l’attribuzione del titolo di “Giusto tra le Nazioni” al teramano Umberto Adamoli. Nel dicembre del ‘43 l’allora podestà di Teramo, colonnello della Regia guardia di finanza in congedo, salvò dalla deportazione un gruppo di ebrei triestini e stranieri che si erano rifugiati in città per sfuggire ai nazifascisti. Adamoli fu protagonista di un ulteriore gesto eroico quando si offrì in ostaggio ai tedeschi che intendevano attuare una rappresaglia nei confronti di cento teramani dopo lo scontro con i partigiani a Bosco Martese.
Le prove dell’impegno profuso dall’allora gerarca per far sfuggire alla cattura il gruppo di ebrei sono state raccolte negli anni da Fargion e Polacco che hanno recuperato documento e raccolto testimonianze dei discendenti dei rifugiati che grazie ad Adamoli scamparono ai campi di concentramento. Il suo nome sarà scolpito, dunque, sulle pietre del Muro d’onore del Memoriale a Gerusalemme. Nel corso una cerimonia pubblica, la cui data sarà definita dall’Ambasciata di Israele in Italia nei prossimi mesi, e i suoi familiari riceveranno inoltre l’attestato di “Giusto tra le Nazioni” e la medaglia commemorativa.
Una delle testimonianze su quanto fece Adamoli per gli ebrei rifugiati a Teramo l’ha resa nel 2014, durante un incontro con gli studenti del liceo Deflfico, Licia Canarutto. Nel ‘43 aveva 12 anni faceva parte con i suoi parenti di quel gruppo di ebrei che era fuggito da Trieste trovando riparo in città. «Eravamo a Teramo da poco più di un mese quando la situazione precipitò», ha raccontato riferendosi all’avvio dei rastrellamenti, «il colonnello Adamoli ci avvisò anonimamente, facendo recapitare una lettera a mio padre così come agli altri capofamiglia. Grazie a lui arrivammo in questo meraviglioso paese, Villa Ripa, accolti dai Di Bartolomeo», con i quali io e i miei familiari abbiamo mantenuto legami stretti in questi settant'anni». I Canarutto e gli altri rifugiati si salvarono dallo sterminio. «Villa Ripa è un paese santo, la grande capitale della mia vita», ha ricordato ancora Licia nel corso di quel colloquio con gli studenti, «Ercole Di Bartolomeo e i suoi familiari ci accolsero senza chiedere perché, come parenti stretti. Ancora una volta ringrazio questa famiglia e il colonnello Adamoli». La famiglia Canarutto rimase nascosta nel Teramano per oltre venti mesi, periodo durante il quale Licia non smise di studiare, frequentando l’istituto Comi. «Non so se a Trieste o in un qualunque altro posto», ha concluso la sua testimonianza di quasi dieci anni fa al Delfico, si sarebbe fatto per noi ciò che è stato fatto qui in Abruzzo». A sottolineare il significato della procedura conclusa dal Memoriale Vashem è il sindaco Gianguido D’Alberto. «Non posso che esprimere l’orgoglio dell’intera comunità teramana per il riconoscimento del nostro concittadino Umberto Adamoli quale “Giusto tra le Nazioni”o che conferma l’impegno, nella storia delle donne e degli uomini del nostro territorio, nella scelta della parte giusta da cui stare, nella difesa del valore della vita e della dignità umana, che vanno messi al centro di ogni azione, in ogni tempo e in ogni luogo», afferma, «ringraziamo Paola Fargion e Meir Polacco per lo straordinario lavoro svolto e la famiglia Adamoli, con la quale nei prossimi mesi celebreremo , con orgoglio condiviso, la figura di Umberto Adamoli Giusto tra le Nazioni».
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