L’amministratore giudiziario della Rdb: «Il mio pensiero va sempre alle vittime»

Il commercialista fiorentino: «Abbiamo fatto 101 assunzioni, il personale ha sempre collaborato per la verità. Oggi siamo pieni di commesse e stiamo progettando elementi ex novo»
TERAMO. «Nel cuore le vittime, nella testa centinaia di dipendenti»: Gennaro Scalamandrè, commercialista fiorentino, sa che il dolore è materia delicata e che ci sono scelte che per sempre racconteranno chi siamo. Centellina parole con rigore ed empatia. Lo fa nella sua veste di amministratore giudiziario di Rdb e Italprefabbricati, nominato dal tribunale di Firenze dopo il sequestro degli stabilimenti di Atri, Caserta e Piacenza nell’inchiesta sulla strage nel cantiere Esselunga di Firenze. Qui due anni fa cinque operai sono morti nel crollo di una maxi trave di cemento progettata ad Atri e prodotta nello stabilimento Rdb di Piacenza. Per la Procura fiorentina a causare il crollo sarebbe stato un errore di progettazione e di fabbricazione. L’inchiesta, chiusa con 8 indagati tra persone fisiche e società, accerterà le responsabilità penali. Ma questa è materia di magistrati. Il resto, fuori dal codice, è il presente e il futuro di un gruppo che dopo l’inchiesta ha cambiato tutti i vertici per ripartire sotto la stretta sorveglianza del tribunale che mantiene il sequestro degli stabilimenti. Puntando soprattutto sulla sicurezza dei prodotti.
Cinque morti restano a perenne memoria. Come si fa a ripartire?
«Il mio pensiero va sempre alle vittime e in forma privata anche quest’anno ho partecipato alla commemorazione. Ma voglio precisare che tutti i dipendenti di Rdb e Italprefabbricati hanno riflettuto su questa vicenda e hanno dato la massima collaborazione per la ricerca della verità. Sono stati ascoltati più volte nelle indagini e nessuno si è mai tirato indietro. L’azienda, dopo il mio insediamento, ha sempre fornito qualsiasi collaborazione all’autorità giudiziaria. Tutto quello che doveva essere detto e fatto è stato detto e fatto».
La produzione è ripresa nell’aprile dell’anno scorso con un cambio di passo sul fronte sicurezza dei manufatti. Cosa è stato fatto?
«Le aziende sono pienamente operative e ci sono state 101 assunzioni di personale. Oggi, nei tre stabilimenti, siamo a quota 260. Senza parlare dell’indotto. A novembre, dicembre e gennaio la produzione di manufatti ha superato la produzione dell’anno precedente al sequestro. È stato rivisto il sistema di progettazione di qualità con la supervisione di un tecnico di fama come Marco Di Prisco, docente universitario del Politecnico di Milano, uno dei massimi esperti in Italia nel campo della tecnica delle costruzioni e in particolare delle strutture in calcestruzzo. Ha fatto le prove delle travi e sta riprogettando alcuni elementi ex novo. Lo stabilimento di Atri è a pieno impiego, negli altri due siamo alla ricerca di personale specializzato».
Come vede il futuro?
«Oggi siamo pieni di commesse fino a settembre e anche oltre. Stiamo progettando un nuovo prodotto innovativo. Tutto questo non sarebbe stato possibile senza il nuovo presidente del Cda Massimo Mancinelli e l’ingegnere Nello Visconti, sempre del Cda, massimo esperto di prefabbricazione e senza tutti i dipendenti che si sono messi a completa disposizione. Voglio aggiungere che, quando l’azienda si è fermata all’inizio della vicenda, avevamo richiesto la cassa integrazione per un milione mezzo. L’abbiamo usata solo per 180mila euro perché non volevamo che questa vicenda si ripercuotesse sui contribuenti. Un grazie al tribunale di Firenze che ha offerto e offre un sopporto straordinario rispondendo in tempo reale a tutte le istanze».
Nel nuovo corso la strada seguita è stata quella della massima attenzione alla sicurezza delle travi. I magistrati accerteranno responsabilità penali nel crollo di quella di Firenze. Bisogna sempre piangere lavoratori morti prima di fare della sicurezza la parola d’ordine?
«No. Non dovrebbe assolutamente essere così. Le aziende efficienti sono quelle che prevedono».
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