Martinsicuro, ammazzò l’amico senzatetto: condannato a 18 anni

Condannato il 38enne fuggito in Francia dopo aver preso a bastonate la vittima e aver coperto il corpo con dei calcinacci
TERAMO. All’ultima curva di un giallo senza mistero, ha virato in una direzione senza ritorno. Nel tempo i sospetti su di lui sono diventati deduzioni, poi indizi e infine prove. A cominciare da quella del Dna. A quattro anni dall’omicidio di Cristian Muntianu, 47enne romeno arrivato in Italia con il sogno di un lavoro per aiutare un familiare malato e finito a condividere rifugi notturni con altri senzatetto, è una condanna a 18 anni a scrivere in primo grado l’epilogo del delitto di Martinsicuro. Ad uccidere – secondo l’accusa – è stato Mircea Alexandru Istrate, connazionale di 38 anni, già conosciuto alle forze dell’ordine.
Il verdetto è stato emesso dal giudice Roberto Veneziano al termine di un rito abbreviato (che prevede la riduzione di un terzo della pena) nel corso del quale la Pubblica accusa, rappresentata dalla pm Monia Di Marco, ha chiesto una condanna a vent’anni. L’imputato (assistito dall’avvocato Gianfranco Di Marcello) ha sempre respinto ogni accusa dopo essere stato rintracciato e arrestato l’anno scorso in Francia. I familiari della vittima, otto tra fratelli e sorelle che sin dall’inizio hanno invocato giustizia, si sono costituiti parti civili rappresentati dall’avvocata Mariateresa D’Innocenzo. A loro il giudice ha riconosciuto una provvisionale immediatemente esecutiva di 10mila euro ciascuno e un risarcimento danni in separata sede.
Muntianu viveva in un edificio abbandonato vicino al centro commerciale Il Grillo, a Villa Rosa di Martinsicuro. Era arrivato dalla Romania alla ricerca di un lavoro con l’obiettivo di mettere insieme il denaro per aiutare una familiare, ma non era andata così come avrebbe voluto. Aveva girato l’Italia e si era ritrovato a Martinsicuro a condividere il nulla con altri disperati. La sua gentilezza come antidoto all’indifferenza in un tempo sempre di corsa che allontana dagli altri e dall’umano. I negozianti della zona gli volevano bene ed era stato proprio un barista del posto, dopo non averlo visto per qualche giorno, a dare l’allarme sulla sua scomparsa.
Lui e Istrate si conoscevano – hanno ricostruito i carabinieri in una lunga indagine iniziata con il pm Andrea De Feis (poi entrato in servizio alla Procura di Bologna) e proseguita con la pm Francesca Zani (da poco in servizio come giudice al tribunale di Latina) – e Muntianu sarebbe stato più volte preso di mira dal connazionale: aggressioni e soprusi legati, pare, a piccole somme di denaro che l’imputato pretendeva dalla vittima. Non è da escludere che proprie queste vessazioni siano state all’origine del delitto: Istrate avrebbe colpito con un bastone Muntianu per almeno otto volte alla testa e sul corpo, uccidendolo. Poi avrebbe occultato il cadavere tra calcinacci e detriti da cantiere nell’edificio dismesso diventato rifugio e tomba del 47enne. Da un primo sopralluogo fatto dopo la denuncia del barista non era emerso nulla, ma poi il contributo dei cani molecolari aveva permesso di scoprire il cadavere. Nel vecchio edificio erano state repertate anche tracce di Dna appartenenti a Istrate e le indagini a quel punto avevano preso una sola direzione anche se dopo il fatto il 38enne aveva fatto perdere le sue tracce. Le indagini dei carabinieri non si sono mai fermate e grazie a riscontri incrociati con autorità straniere, l’uomo l’anno scorso è stato rintracciato, arrestato in Francia e trasferito in Italia.
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