Soldi riciclati portati in Nigeria nascosti nelle suole delle scarpe

8 Marzo 2022

In aula i poliziotti ricostruiscono gli spostamenti dei sette accusati di tratta e spaccio di stupefacenti: «Viaggi in aereo per trasportare i proventi delle attività criminali nel Teramano e nell’Ascolano» 

TERAMO. La cronaca si riavvolge sempre in un’aula di tribunale. Ed è con un certosino lavoro di ricostruzione che i poliziotti della squadra mobile, nella loro veste di testi citati dalla Pubblica accusa, mettono insieme date, pedinamenti e mappature Gps per illustrare ai giudici un voluminoso giro d’affare. Quello con cui i corrieri nigeriani portavano in patria i soldi provento di spaccio e sfruttamento della prostituzione nel Teramano e nell’Ascolano: somme che andavano da 70mila a 10mila euro in contanti con le banconote nascoste nelle suole delle scarpe, nelle cinture, nella biancheria intima per superare i controlli negli aeroporti.
Il processo è quello in corso davanti alla Corte d’assise (presieduta da Flavio Conciatori)ai sette nigeriani accusati di reati che vanno dall'associazione per delinquere finalizzata alla commissione dell’illecita intermediazione finanziaria, all'autoriciclaggio e riciclaggio transnazionale e alla tratta di esseri umani, in particolare di giovani connazionali da sfruttare come prostitute in Italia. Le ordinanze di custodia all’epoca sono state eseguite tra Marche e Abruzzo dalla squadra mobile di Teramo nell'ambito di un’ operazione coordinata dalla Dda dell'Aquila. La corposa indagine era nata da una precedente inchiesta scattata sempre nell’ambito di operazioni legate al reato di tratta.
L’operazione “Pesha”, appunto dal nome dato alla cellula che da Martinsicuro era arrivata ad Ancona con, secondo l’accusa, un giro d’affari illeciti in diversi ambiti. Secondo l’accusa gli affiliati residenti a Martinsicuro, tre dei quali rivestivano ruoli di responsabilità in un comitato esecutivo della cellula, avevano interessi in particolari settori. Se lo spaccio di droga, più fiorente in altri territori, era un’attività residuale, i nigeriani che operavano nella parte nord della nord della provincia di Teramo gestivano un giro di prostituzione sulla Bonifica del Tronto.
Le indagini, iniziate nel luglio del 2018, avevano permesso di accertare, che tale cellula locale degli Eiye, con competenza geografica e territoriale dalla zona costiera della provincia di Teramo fino ad Ancona, si caratterizzava, come una sorta di associazione mafiosa per la presenza di un rito di affiliazione caratterizzato da specifici rituali e di una rigida gerarchia interna, per la segretezza del vincolo associativo, per l’adozione di linguaggio e simbologia rigorosi, per il rispetto di regole rigorose e per la violenza delle azioni. Sempre secondo l’accusa i membri del Pesha Nest, di cui nel corso delle indagini sono state documentate numerose riunioni sia in provincia di Teramo che in quella di Ascoli, erano dediti alla commissione di reati di riciclaggio ed illecita intermediazione finanziaria verso la Nigeria; tratta di giovane donne lungo la strada Bonifica del Tronto e cessione di sostanze stupefacenti. Si torna in aula a fine marzo con altri testi della Pubblica accusa rappresentata dal pm della Procura Distrettuale Simonetta Ciccarelli.
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