TERAMO

Truffatore seriale vende case fantasma 

In un anno venti casi con appartamenti per le vacanze e macchine, inchiesta dopo le decine di denunce da tutta Italia

TERAMO. Il rigore dei numeri appartiene più alla sfera delle certezze che agli spigoli dei dubbi. Perché mettere insieme venti truffe on-line in tutta Italia in meno di un anno vendendo case vacanze fantasma, auto inesistenti o cellulari mai posseduti non è cosa da tutti. E anche se la cronaca racconta che ogni giorno i raggiri in rete sono sempre di più, il quarantenne teramano finito sotto inchiesta in diversi fascicoli della Procura (con altrettante richieste di rinvio a giudizio per l’uomo assistito dall’avvocato Antonino Orsatti) conquista un bel primato nel panorama nazionale. Un ginepraio di bufale da scartare e tranelli da schivare. Con delicata attenzione, senza pensare: «Ma tanto a me non succede». Perché, molto probabilmente, la coppia milanese convinta di poter trascorrere un mese di vacanza nell’appartamento di Riccione reclamizzato su un sito mai e poi mai avrebbe immaginato di ritrovarsi senza quattrocento euro di caparra fatti finire sulla carta Poste pay del teramano pronto a pubblicizzare finti appartamenti.
LE FINTE CASE VACANZA. Spaziava in tutta Italia per reclamizzare alloggi estivi: da Jesolo a Grottammare, da Riccione a Gallipoli. Con richieste di caparra che andavano da 200 a 600 euro. Somme che variavano a seconda della metratura, della distanza dal mare, del mese. La frase ricorrente era sempre la stessa: «Vuoi trascorrere una vacanza in un appartamento al mare a prezzi contenuti? Questo è l’indirizzo giusto». E allora, in tempi di crisi e famiglie sempre più monoreddito, anche le ultime resistenze sono destinate a cadere davanti a proposte apparentemente allettanti. Così via all’invio della caparra per conquistare l’opzione sull’appartamento fronte mare, tranne ritrovarsi dopo qualche settimana senza più nessun contatto. Sparito quello sulla rete, introvabile quello telefonico. Difficile arrendersi alla realtà e fare i conti con la parola truffa. E quando la rabbia prevale su tutto ecco che la denuncia si materializza con un esito non sempre scontato viste le difficoltà delle indagini nella rete. La coppia milanese non ci ha pensato due volte a denunciare nel maggio dell’anno scorso così come un mese dopo hanno fatto i due studenti universitari di Piacenza rimasti senza l’appartamento di Gallipoli in cui avevano investito i sogni di un’estate e i risparmi di un anno. Rimanendo senza vacanza e senza soldi.
FURGONE VENDUTO 10 VOLTE. Nelle settimane successive ci sono furgoni e auto. A cominciare da quel piccolo furgone Fiat Scudo che, raccontano le indagini, in un anno sarà stato venduto almeno dieci volte. Naturalmente a dieci persone diverse. Soprattutto cittadini stranieri, in particolari commercianti ambulanti. In tre, e in tre diversi momenti, hanno versato una caparra di circa duecento euro per avere quel furgone da usare per trasportare la merce, magari per raggiungere i vari mercati settimanali. Ma anche qui stessa tecnica: dopo i soldi arrivati su una carta intestata all’uomo sparito ogni contatto. Sia on-line sia telefonico. E naturalmente, manco a dirlo, anche il furgone. Stessa cosa per le vetture che andavano dalle Fiat Panda alle Mercedes. Tutte reclamizzate con tanto di foto di macchine esistenti ma sicuramente non in vendita e non nella disponibilità del teramano. Tra case e macchine l’uomo non disdegnava qualche telefono cellulare. Poca cosa rispetto a tutto il resto. Ma bisogna non perdere l’allenamento e allora, per mantenersi in forma, anche la truffa con un cellulare può servire. Se non altro per un primato.
CASI IN AUMENTO. E in Abruzzo, così come in tutta Italia, truffe on-line in aumento. Dice il dirigente del compartimento regionale della polizia postale Elisabetta Narciso: «Il consiglio per evitarle è quello evitare il più possibile le transazioni private».
©RIPRODUZIONE RISERVATA