Il Pd attacca: «Trenta mesi per un esame e i manager Asl ricevono premi»

18 Febbraio 2026

Fina, Paolucci e Marinelli criticano la giunta Marsilio: «Siamo maglia nera in Italia, ultimi per la qualità delle prestazioni negli ospedali, primi nel debito»

L’AQUILA. Il male delle liste d’attesa negli ospedali torna ad alimentare lo scontro politico in Abruzzo. Regione che assieme alla Puglia primeggia per una serie di criticità. Provare a chiedere a quanti devono sottoporsi a una colonscopia totale, a un ecocolordoppler, a una gastroscopia o a una Tac al torace. Per un test sul flusso sanguigno alla Asl di Teramo possono essere necessari 861 giorni di attesa, ovvero quasi 30 mesi. Invece dei “consueti” 120 giorni di media (nazionale). Report elaborato dal Sole 24 Ore sulla base dei dati contenuti nella Piattaforma nazionale delle liste d’attesa attivata da Agenas (Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali). Quello sugli 861 giorni è il peggior dato d’Italia. Un risultato in negativo che rappresenta un’occasione ghiotta per gli oppositori della giunta Marsilio. Chiedere al senatore Michele Fina, al capogruppo Pd in consiglio regionale Silvio Paolucci e al segretario regionale Dem Daniele Marinelli.

«L’Abruzzo è di nuovo maglia nera per la qualità sanitaria», commentano Marinelli, il senatore Fina e il consigliere regionale Paolucci, «questa volta i dati ci vedono agli ultimi posti in Italia per le liste d’attesa, un risultato che certifica come la nostra regione sia ormai stabilmente in coda su quasi tutti gli indicatori relativi ai livelli di qualità assistenziale. Con Marco Marsilio, dopo sette anni di governo, l’Abruzzo conquista una serie di record di cui non andare fieri: ultimi per prestazioni sanitarie, primi per debito a livello nazionale e, conseguentemente, primi per tasse. Il nuovo scivolamento emerge dalla classifica stilata sulla piattaforma Agenas sulle liste d’attesa, che raccoglie i dati provenienti da tutti i Cup nazionali e fotografa in modo inequivocabile una spaccatura netta tra Nord e Sud del Paese, sempre più profonda e che rischia di diventare irreversibile. E mentre si registrano questi dati, in Abruzzo i manager vengono premiati», evidenziano ancora gli esponenti dem.

«A pagare le conseguenze di questa situazione sono cittadine e cittadini abruzzesi, sui quali vengono scaricati errori amministrativi e scelte sbagliate di questi anni di gestione», rimarcano Fina, Paolucci e Marinelli, «attendere 861 giorni per una prestazione ordinaria come un ecocolordoppler non è il segno di una sanità moderna di un Paese europeo, ma rappresenta un colpo gravissimo alla tenuta socioeconomica della nostra regione e al diritto costituzionale alla salute. All’Asl di Teramo si arriva fino a due anni e mezzo di attesa per un ecocolordoppler alla carotide, a fronte dei quattro mesi fissati come limite di legge per le prestazioni programmabili. Quel diritto che dovrebbe essere garantito a tutti sta diventando sempre più un privilegio, se non una chimera. Ma c’è un ulteriore elemento che rende questa situazione ancora più grave ed è il paradosso delle valutazioni manageriali. Mentre i cittadini aspettano anni per curarsi, emergono valutazioni che premiano chi dovrebbe invece essere chiamato a rispondere dei risultati.

Oggi approderà in Consiglio regionale, attraverso un’interpellanza sulla vicenda della valutazione del Direttore generale della Asl di Pescara sul contenimento delle liste d’attesa e dei colleghi delle altre Asl, obiettivo che incide direttamente sui punteggi e sulla parte variabile della retribuzione dei manager. Su Pescara emergono due valutazioni radicalmente opposte all’interno dello stesso sistema regionale: da un lato i dati trasmessi dal Ruas della Asl di Pescara, sulla base di informazioni fornite dalla stessa azienda, attribuirebbero al direttore generale punteggi elevati, sostenendo che oltre il 90% delle prestazioni rispetterebbe i tempi massimi di attesa. Dall’altro lato, la valutazione ufficiale dell’Agenzia sanitaria regionale, individuata dalla giunta come soggetto competente alla verifica, certifica invece un indicatore complessivo del 61%, con la conseguente attribuzione di zero punti proprio sull’obiettivo principale del contenimento delle liste di attesa.

Due valutazioni opposte su una stessa realtà così sensibile non possono coesistere. Mentre i cittadini attendono mesi o anni per una prestazione, qualcuno certifica risultati eccellenti e assegna premi, forse non dovuti. Non c’è abruzzese che non abbia incrociato questo disagio nella propria storia personale o familiare. È una sofferenza diffusa», concludono Michele Fina, Silvio Paolucci e Daniele Marinelli, «che mina la fiducia nelle istituzioni e crea disuguaglianze tra chi può permettersi il privato e chi deve affidarsi esclusivamente al servizio pubblico. Di fronte a questo quadro la politica non può tacere. Continueremo a denunciare e a costruire un’alternativa credibile che rimetta al centro la salute, riduca davvero le liste d’attesa e restituisca ai cittadini un diritto alla cura pieno e concreto».

Sul caso è intervenuto anche Gianguido D’Alberto, sindaco di Teramo. «I dati sulle liste d’attesa confermano la totale assenza di una politica sanitaria sul territorio regionale. Assenza che si traduce, troppo spesso, nel mancato riconoscimento di quel diritto alla salute costituzionalmente garantito. Per quanto riguarda la Asl di Teramo, in particolare, proprio i dati relativi alle liste d’attesa erano tra quelli che mi avevano spinto ad esprimere, in sede di Comitato ristretto, un giudizio critico nei confronti della governance aziendale. Sulla sanità on possono consumarsi scontri politici. Nonostante i correttivi annunciati in questi anni da Regione e Asl, a oggi dobbiamo prendere atto che siamo molto indietro sulle liste d’attesa, con tutto ciò che questo comporta per la salute dei cittadini».

La replica a D’Alberto è affidata a Maurizio Di Giosia, direttore generale della Asl di Teramo: «Le urgenze vengono garantite entro 72 ore, le differite entro 30 giorni. Il problema riguarda le programmabili, che dovrebbero essere effettuate entro 120 giorni e che invece registrano ritardi». Di Giosia ha ricordato le azioni già messe in campo, seguendo anche le indicazioni ministeriali, per ridurre le liste d’attesa: apertura degli ambulatori nel fine settimana, attività di recall sulle prenotazioni che ha consentito di recuperare circa 12mila prestazioni in un anno, riorganizzazione delle agende senza chiuderle. «Il problema c’è e lo stiamo affrontando», aggiunge Di Giosia, annunciando un confronto immediato con Agenas «per verificare la qualità dei dati trasmessi e definire in tempi rapidi ulteriori azioni correttive, condivise con la Regione Abruzzo, per ridurre i tempi di attesa e rispondere ai bisogni dei cittadini».

@RIPRODUZIONE RISERVATA