Pensioni, 65mila abruzzesi lasceranno il lavoro entro il 2029

28 Agosto 2025

Dall’occupazione alla pensione: la regione è quarta in Italia per anzianità dei dipendenti e il ricambio non è scontato

L’AQUILA. L’Abruzzo di prepara a un’emorragia occupazionale. In una delle regioni con l’indice di anzianità dei lavoratori più elevato, entro il 2029, andranno in pensione 65mila dipendenti. Posti che rimarranno scoperti in assenza di turnover. Nella graduatoria nazionale, la regione occupa il quarto posto, per anzianità dei lavoratori nel settore privato (77,5), dopo Basilicata (82,7),Sardegna (82,2) e Molise (81,2). Appena dietro l’Abruzzo si colloca la Liguria con un indice del 77,3. Le regioni con i dipendenti più giovani sono Emilia Romagna (63,5), Campania (63,3), Veneto (62,7), Lombardia (58,6) e Trentino Alto Adige (50,2). La graduatoria è stata stilata dall’Ufficio studi della Cgia di Mestre sul Sistema Informativo Excelsior, realizzato da Unioncamere in collaborazione con il ministero del Lavoro e delle Politiche sociali.

FUGA DAL LAVORO

In soli quattro anni, poco più di 3 milioni di lavoratori italiani, pari al 12,5% circa del totale nazionale, lasceranno uffici e fabbriche per andare in pensione. Di questi, 1.608.300 sono attualmente dipendenti del settore privato (52,8%), 768mila lavorano nella pubblica amministrazione (25,2%) e circa 665mila sono lavoratori autonomi (21,9%). «In Abruzzo si prevedono, tra il 2025 e il 2029, 64.400 domande di pensionamento, di cui 31.400 di dipendenti privati. Ad allarmare», dichiara Daniele Licheri, segretario regionale di Sinistra Italiana, «è, soprattutto, l’indice di anzianità dei dipendenti privati, che vede la nostra regione sopra la media nazionale, con il 77,5, nel rapporto tra over 55 e under 35». In Italia l’indice di anzianità è di 65,2: ogni 100 dipendenti sotto i 35 anni ce ne sono 65 che ne hanno oltre 55.

ABRUZZO A RISCHIO

Ad oggi, la regione che presenta l’indice di anzianità dei dipendenti privati più elevato è la Basilicata (82,7) stando ai dati diffusi dalla Cgia di Mestre, ma l’Abruzzo non se la passa bene. In particolare, su 64.400 domande di sostituzione (lavoratori che andranno in pensione), 31.400 riguardano dipendenti privati, il 48,8% del totale. In valore assoluto, le regioni più coinvolte dalla domanda di sostituzione saranno quelle dove la popolazione lavorativa è più numerosa e, tendenzialmente, ha una età media più elevata. La Lombardia sarà chiamata a rimpiazzare 567.700 lavoratori, il Lazio 305.000 e il Veneto 291.200. In coda alla graduatoria l’Umbria con 44.800, la Basilicata con 25.700 e il Molise con 13.800 unità. Tra le maestranze private, quelle lombarde saranno le più interessate d’Italia: sul totale regionale da rimpiazzare incideranno per il 64,6%. «In Abruzzo entro il 2029 perderemo quasi 65mila lavoratori», evidenzia Licheri, «occorre che la Regione investa su reali e qualificati percorsi di inserimento nel mondo lavorativo dei giovani. La vera scommessa sono, infatti, i giovani e l’innovazione, per far fronte alla svolta epocale di una popolazione che sta invecchiando e in cui i nostri ragazzi e le nostre ragazze scelgono di andare via. Occorre invertire questa tendenza con reali opportunità».

SEMPRE PIù VECCHI

A pesare negativamente, sulla bilancia, in Abruzzo è il rapporto tra over 55 e under 35: ogni 100 dipendenti sotto i 35 anni ce ne sono oltre 77 che ne hanno più di 55. «Le cause di questa tendenza sono numerose», sottolinea ancora Licheri, «pochi ingressi nel mercato del lavoro dei giovani rispetto alle fasce anagrafiche che superano la soglia dei 55 anni e una prolungata permanenza nei luoghi di lavoro degli addetti in età avanzata. Il problema è esploso in questi giorni: ad esempio alla Stellantis, con 600 lavoratori pronti a licenziarsi, il 12% della forza lavoro dello stabilimento di Atessa».

MANCANZA DI ADDETTI

Il rischio, paventato dalla Cgia nella relazione, è che vengano a mancare addetti, in particolare nella pubblica amministrazione e nel settore dei lavoratori autonomi. Dei 3 milioni di lavoratori in uscita nei prossimi quattro anni, quasi 2 milioni 205mila (il 72,5% del totale da sostituire) sono occupati nei servizi. Altri 725.900 nell’industria (il 23,8%) e 111.200 (3,6%) nell’agricoltura. Particolarmente importanti saranno le uscite nel commercio (379.600 unità), nella sanità pubblica e privata (360.800) e nella pubblica amministrazione (331.700). Nell’industria spicca il numero di richieste di pensionamento nel comparto delle costruzioni, ben 179.300. «Nel giro di qualche anno assisteremo a una vera e propria fuga da scrivanie e catene di montaggio. Un esodo mai visto finora, con milioni di persone che passeranno dal mondo del lavoro all’inattività in pochissimo tempo», evidenzia la Cgia di Mestre, «e con conseguenze sociali, economiche ed occupazionali di portata storica per il nostro Paese. Lo sanno bene gli imprenditori che già adesso faticano a trovare personale disponibile a recarsi in fabbrica o in cantiere. Tra qualche anno, quando una parte importante della platea dei lavoratori attivi lascerà il mercato occupazionale, in particolare per raggiunti limiti di età, il problema sarà ancora più evidente». In Abruzzo, nei mesi scorsi, le associazioni di categoria, avevano evidenziato la difficoltà nel reperire figure specializzate da inserire in organico.

LAVORATORI ANZIANI

In stretta relazione alle uscite dal lavoro per raggiunti limiti di età c’è il progressivo invecchiamento dei dipendenti privati. «Se nel 2021 il tasso era del 61,2, nel 2022 è aumentato al 62,7 per attestarsi nel 2023 al 65,2 (+ 4 punti in soli due anni)», spiega la Cgia, questo vuol dire che, rispetto all’ultima rilevazione, in Italia ogni 100 dipendenti sotto i 35 anni ce ne sono 65 che hanno oltre 55 anni. L’Abruzzo è tra le regioni più a rischio, quarta in classifica, con un indice di anzianità del 77,5. Le cause di questa tendenza sono numerose: pochi ingressi nel mercato del lavoro dei giovani rispetto alle fasce anagrafiche che superano la soglia dei 55 anni e una più prolungata permanenza nei luoghi di lavoro degli addetti in età avanzata: scelte che contribuiscono a innalzare questo indicatore verso valori di criticità. «Senza contare che la domanda e l’offerta faticano a incrociarsi», rileva la Cgia, «spesso i giovani che sono alla ricerca di un’occupazione presentano un deficit educativo ed esperienziale notevole rispetto alle abilità professionali richieste. Tra qualche anno, quando i lavoratori con elevata esperienza e professionalità dovranno essere sostituiti, gli imprenditori si contenderanno i migliori dipendenti a colpi di incrementi salariali».