Quelle tasse sui vini forti che cambiano il mercato

In Gran Bretagna aumentano le imposte per le bottiglie sopra i 13 gradi. I produttori: «Facciamo il Montepulciano più leggero». Ma è no al dealcolato
VERONA. Parlare di dealcolato a Verona, specialmente questa settimana, è un’eresia. Il vino è vino, commentano caustici i produttori abruzzesi al padiglione 12 della fiera. Ma il mercato cambia, i gusti dei consumatori anche. E se ci si mette pure lo Stato a tassare le bevande alcoliche in base alla loro gradazione, allora ecco che adeguarsi diventa una necessità. Succede in Gran Bretagna, dove è stata introdotta una nuova aliquota che penalizza i vini che superano i 13 gradi. Peggio di Trump, che almeno ha imposto gabelle piatte: queste sono pure discriminanti. È un danno non da poco per l’Abruzzo, che nel Regno Unito fa affari d’oro anche grazie a prodotti come il Montepulciano, piacevole, intenso, ma di certo non leggero.
Dunque, che fare? I vignaioli abruzzesi hanno giocato d’astuzia. «Stiamo lavorando ad abbassare la gradazione di alcuni nostri vini», spiega Franco Pasetti, della cantina Contesa, che ha il 70% della propria produzione incentrata verso l’export, «dobbiamo adattarci a quelle che sono le nuove tendenze e il nuovo contesto internazionale». Al dealcolato non si cede, ma se il consumatore oggi cerca bottiglie più leggere «bisogna capirlo ed essere più flessibili sul rispetto delle nostre tradizioni, che ci tengono ingessati sul mercato». È un’inversione di rotta, continua Pasetti: «Prima facevamo a gara a produrre Montepulciano con gradazioni alte, a 14 o 14,5 gradi. Oggi dobbiamo fare il percorso opposto. La sfida è puntare su vini che possono fare 12,5, 12 o anche 11 gradi, soprattutto per quanto riguarda i bianchi».
Cantina Tilli, 50mila bottiglie l’anno. Una piccola azienda del Chietino, ma che spinge tanto verso l’estero (quasi l’80% della produzione). Dalla sua postazione del Vinitaly, Sara Tilli riconosce il trend di mercato: «È vero, chi si approccia al vino oggi cerca gradazioni non troppo alte. Sono soprattutto i giovani a chiederlo. Speriamo di non dover arrivare al dealcolato». Il consumo di vino diminuisce, la gradazione alcolica anche, ma c’è un lato positivo: «L’altra faccia della medaglia di questa situazione è che oggi è aumentata la richiesta del vino di qualità. I giovani forse bevono meno, ma cercano di bere meglio. Per chi punta su un certo tipo di prodotto, può essere un vantaggio».
La situazione internazionale non è buona, le guerre si moltiplicano nel mondo e adesso dalla Corona inglese la guerra ai prodotti – troppo – alcolici. Nonostante tutto, il padiglione Abruzzo cerca di restare positivo. «Siamo tenaci», dice il presidente del Consorzio Tutela vini d’Abruzzo, Alessandro Nicodemi, «la situazione internazionale non è delle migliori, ma noi non molliamo. Vogliamo restare propositivi». Al dealcolato non intendono darla vinta.
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