Famiglia nel bosco, Cantelmi: "Riunire i bimbi ai genitori con il monitoraggio della Asl"

Secondo lo psichiatra “lo smembramento è la soluzione peggiore, che si sta rivelando estremamente dannosa”
PALMOLI. "Capisco perfettamente le difficoltà della casa-famiglia: è un caso complesso che richiede competenze e risorse che le case-famiglia non hanno". E' quanto dichiara oggi, all'Ansa, lo psichiatra Tonino Cantelmi a proposito della lettera inviata dalla struttura al Tribunale per i minorenni dell'Aquila e alle assistenti sociali sulla necessità di trasferire i tre bambini della "famiglia nel bosco", insieme alla madre, in un altro luogo, per criticità emerse nella gestione quotidiana. Il professionista, perito dei legali che assistono Nathan e Catherine, chiede il ricongiungimento di tutta la famiglia in una struttura idonea, con il monitoraggio dell'Azienda sanitaria competente.
I tre bambini dal 20 novembre si trovano nella struttura protetta in esecuzione dell'ordinanza dei giudici minorili che hanno stabilito anche la sospensione della potestà genitoriale e chiesto una perizia sulla capacità genitoriale di Nathan e Catherine. "La spiegazione più semplice è stata, come al solito, attribuire a Catherine la responsabilità delle difficoltà - prosegue Cantelmi a proposito della richiesta avanzata dalla casa-famiglia - È davvero paradossale In realtà, anche questo tassello dimostra che lo smembramento della famiglia è la soluzione peggiore, che si sta rivelando estremamente dannosa".
E infine: "Occorre avere il coraggio di tornare indietro - conclude Cantelmi - e, soprattutto, di mettere in campo competenze diverse. La soluzione è consentire a questa famiglia di riunirsi in un'abitazione idonea e attribuire alla Asl il monitoraggio e l'accompagnamento attraverso psicologi e assistenti sociali competenti".
@RIPRODUZIONE RISERVATA

