Rivolta nel carcere di Vasto, la miccia? Una cella senza la tv

foto di Gianfranco Daccò

10 Gennaio 2026

Scatta il piano d’emergenza per evitare evasioni, inviati rinforzi anche da altre strutture penitenziarie. Il sindaco Menna: «La Regione pretenda misure dal Governo» 

VASTO. Quarantotto ore infernali nel carcere di Vasto. Prima l’aggressione a un agente, poi la morte di un internato e infine la rivolta di 15 detenuti. Sette gli agenti della polizia penitenziaria feriti, uno in modo più grave. Per riportare la calma a Torre Sinello sono dovuti intervenire agenti della penitenziaria anche da Lanciano, oltre polizia e carabinieri. A coordinare le operazioni di vigilanza anti-evasione è stato il dirigente del commissariato, il vice questore aggiunto Pasquale Marcovecchio. In tarda mattinata è arrivata a Torre Sinello la garante dei detenuti, Maria Scalera. Per i sindacati e il sindaco di Vasto, Francesco Menna, i sintomi di quello che è accaduto erano nell’aria. Stigmatizzato l’atteggiamento del governo Meloni. Un detenuto autore della rivolta è stato trasferito in altro penitenziario. Stessa sorte, oggi, per due reclusi.

Tutto è cominciato giovedì pomeriggio quando un internato ha cominciato a protestare pretendendo un televisore in cella. Dalle parole è passato ai fatti e ha aggredito un agente, V.G.. Quest’ultimo è finito al pronto soccorso dell’ospedale San Pio. All’alba di ieri gli agenti hanno scoperto che un detenuto cardiopatico di 60 anni è morto d’infarto nella sua branda della casa di lavoro. Il secondo decesso in meno di una settimana. Mentre gli agenti si occupavano della salma, l’uomo che giovedì sera aveva aggredito un agente ne ha approfittato per riaccendere la miccia della rivolta. Stavolta coinvolgendo altri reclusi. «Gli agenti hanno cercato di calmarli e sono stati colpiti senza alcun motivo», fa sapere il sindacato Sappe. Uno di loro ha ricevuto un pugno in pieno volto e ha battuto la testa, altri hanno riportato lesioni varie. Agenti liberi dal servizio sono stati richiamati e altri rinforzi sono arrivati da altre sedi penitenziarie, come da Lanciano.

È scattato il piano d’emergenza e l’istituto è stato presidiato all’esterno anche dalle altre forze dell’ordine. «Non c’è pace, non c’è sicurezza, ma non vi è neppure dignità detentiva per i reclusi e lavorativa per gli operatori nelle carceri, in emergenza sempre più profonda ed evidente». È questa la dichiarazione a caldo di Gennarino De Fazio, segretario generale della Uilpa polizia penitenziaria. «Sebbene a Vasto non si registri sulla carta sovraffollamento, la penuria negli organici della polizia penitenziaria è a dir poco vertiginosa se si considera che manca al fabbisogno almeno il 53% degli agenti (67 assegnati quando ne necessiterebbero 143). A livello nazionale, invece, la penuria di agenti operativi nelle carceri ammonta ad almeno 20mila unità, a fronte di un sovraffollamento detentivo di oltre il 138% (quasi 64mila reclusi stipati in poco più di 46mila posti disponibili)», aggiunge. «Servono concreti e immediati provvedimenti per deflazionare la densità detentiva, potenziare gli organici e ammodernare le strutture», avverte De Fazio.

Il sindaco Francesco Menna invoca misure urgenti. «Le forze dell’ordine, a Vasto», sottolinea, «svolgono un lavoro straordinario in condizioni sempre più difficili. Una situazione che riguarda anche la polizia penitenziaria del carcere di Vasto, da tempo alle prese con gravi carenze di organico, condizioni operative critiche e livelli di tensione sempre più elevati, come dimostrano le recenti sommosse e aggressioni. Segno evidente di quello che lamentiamo da mesi. È inaccettabile che, di fronte a una crescente domanda di sicurezza, la risposta sia fatta solo di annunci e propaganda. Chiedo con forza alla Regione di pretendere dal Governo nazionale l’invio immediato di più uomini e donne delle forze di polizia sul nostro territorio. La sicurezza non si garantisce con le dichiarazioni, ma con la presenza concreta dello Stato. Il presidente della Regione, Marco Marsilio, l’assessore Tiziana Magnacca e il consigliere Francesco Prospero si assumano la responsabilità politica di questa situazione».

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