l’analisi

Spot elettorale su siti per adulti. Crespi: «Mossa senza senso, deposizionamento totale»

Ritratto di Luigi Crespi, sondaggista e analista di comunicazione politica, esperto in strategie elettorali e gestione della reputazione.
15 Aprile 2026

Sondaggista, analista, pubblicitario, spin doctor: «Il candidato di Chieti confonde visibilità con popolarità, sono parametri diversi»

PESCARA

La vicenda del spot apparso su siti per adulti e app di incontri realizzato da Paride Paci, candidato consigliere Pd a Chieti, novità assoluta nel suo genere in Italia, pone nuove domande sulla comunicazione politica e dove può spingersi, fino a quale media può arrivare.

Per rispondere abbiamo interpellato Luigi Crespi. Sondaggista, analista, pubblicitario, spin doctor, autore cinematografico. L’unico italiano ad aver diretto campagne elettorali in Europa e in Sud America, ma anche consulente di istituzioni, imprese complesse e organizzazioni internazionali per strategie di posizionamento e gestione della reputazione. Ha lavorato con Edi Rama e altri politici che hanno calcato i palchi internazionali. È stato lui la mente delle strategie di comunicazione che risolleveranno le sorti di Forza Italia nella sfida a Francesco Rutelli e l’anima del celeberrimo “contratto con gli italiani” firmato da Silvio Berlusconi. Se di campagne politiche e analisi del voto se ne intende qualcuno, è lui.

Crespi, davanti a un messaggio elettorale inserito nell’etere dei siti porno, qualcuno potrebbe dire: siamo in un mondo cross-mediale, i politici cercano voti dappertutto. Lei cosa risponde?

«Che è inimmaginabile una cosa del genere».

Addirittura.

«Ma com’è possibile anche solo pensare di poter portare il proprio programma elettorale in un sito pornografico? È come se tu dovessi andare a comprare un’automobile e in realtà ti forniscono delle attrezzature utili per fare la scalata dell’Everest. È il deposizionamento totale. Fuori indirizzo, fuori dalla grazia di Dio. Spero sia una sua trovata in un momento di disperazione, e che non ci sia dietro nessun professionista».

Estremo…

«Diciamolo chiaramente. Manco Donald Trump si sognerebbe una cosa del genere. Il candidato confonde la visibilità con la popolarità. Sono due parametri completamente diversi. Che tipo di stima, che tipo di fiducia può generare uno che fa una stupidità del genere? Nessuna. Raccoglierà pochi voti così però diventerà famoso. Dipende cosa vuoi».

E su Tinder? Anche quella una scelta fuori posizionamento?

«Totalmente fuori posizionamento. Metti su Tinder la tua campagna pubblicitaria — su. Bisogna rispettare i luoghi. C'è una grammatica, una postura. È come se mandassimo un video per adulti in chiesa prima della messa. Capisce? È una roba che mi lascia senza parole».

Ultima domanda. Se oggi avesse di fronte un candidato under 35 che vuole approcciarsi alla politica, cosa gli consiglierebbe per la comunicazione?

«Di pagarmi le fatture».

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