Pescasseroli

Nasce la task force nazionale a protezione degli orsi marsicani

1 Marzo 2026

I carabinieri forestali guidano un team che coinvolge anche il Parco d’Abruzzo. L’obiettivo è di creare nuovi metodi di indagine e repressione degli illeciti

PESCASSEROLI. Nasce la task force italiana per contrastare il fenomeno del bracconaggio e contrastare trafficanti di animali e cacciatori di frodo. Saranno i carabinieri forestali a guidare un team di enti, associazioni e forze di polizia per la tutela della biodiversità. Con un obiettivo primario: proteggere tre specie target (orso bruno marsicano, anguilla europea e capovaccaio) e creare metodi di indagine e repressione degli illeciti da esportare all’estero. Perché i reati contro la fauna selvatica sono la quarta attività criminale più rilevante a livello mondiale. Le Nazioni Unite hanno censito più di 7mila specie oggetto di attenzione da parte di trafficanti e cacciatori di frodo.

E per quanto riguarda l'Italia negli ultimi 15 anni sono stati accertati dalle forze di polizia quasi 49mila illeciti, vale a dire una media di circa 3.250 all’anno, pari a 270 ogni mese, con un giro d’affari che oscilla tra i 200 e i 300 milioni euro all’anno. È in questo contesto, come riportato dal Corriere della Sera, che parte il progetto Life Ue “Figth4Wildlife” che vede come capofila il Comando unità forestali e agroalimentari (Cufaa) dei carabinieri, affiancato da Legambiente per le attività di comunicazione e sensibilizzazione e da altri enti e istituzioni con funzioni di supporto, che nei prossimi cinque anni saranno impegnati nella tutela di tre specie simbolo in rappresentanza di tutti gli animali presi di mira.

Le tre specie target individuate e le zone in cui la task force andrà ad operare sono l’orso bruno marsicano nella zona del Parco nazionale d’Abruzzo, l’anguilla europea in Friuli Venezia Giulia e il capovaccaio (avvoltoio egiziano) in Sicilia. Ciascuna di esse rappresenta i milioni di animali della stessa classe – fauna ittica, mammiferi terrestri, avifauna – che ogni anno vengono uccisi, pescati, catturati e smerciati al di fuori delle regole. A scopo di lucro, per collezionare trofei o, semplicemente, per eliminare «concorrenti» scomodi nell’occupazione dei territori. In qualche caso, purtroppo, anche per divertimento. E sempre con gravi conseguenze sugli equilibri naturali su cui si mantiene la biodiversità.

L’orso bruno marsicano (Ursus arctos marsicanus) è una specie endemica dell’Italia centrale, unica al mondo. Sottospecie dell’orso bruno comune, oggi sopravvive in una cinquantina di esemplari, perlopiù all’interno del Parco nazionale di Abruzzo, Lazio e Molise. Troppo pochi per garantire continuità alla specie, che dovrebbe avere numeri almeno doppi. I problemi riguardano una carenza di habitat e di cibo e soprattutto le interferenze umane. Fenomeni di bracconaggio, incidenti di caccia durante le battute al cinghiale, uccisioni volontarie (il caso dell’orsa Amarena è esemplare e si attendono ora gli esiti giudiziari della vicenda), collisione con veicoli (morì così l’orso Juan Carrito), occupazione dei territori. Secondo i dati del Pnalm, tra il 1977 e il 1985 sono stati uccisi 15 esemplari, tra il 1991 e il 2000 ben 19 e 8 in soli cinque anni, tra il 2018 e il 2023. Anche l’utilizzo di bocconi avvelenati nelle aree di ricerca del tartufo, specialmente nelle zone a margine del Parco, ha contribuito a questo risultato. Molto spesso, infatti, si tratta di attività condotte illegalmente e sotto scarsa sorveglianza. L’Iucn lo classifica in «pericolo critico».

L’anguilla europea (Anguilla anguilla) in Italia si concentra soprattutto in Friuli Venezia Giulia, una superficie di quasi 62mila ettari di territorio compresi tra l’area marina di Miramare e la laguna di Marano e Grado. La specie è commercializzata nel territorio dell’Ue, ma è soggetta a un fortissimo traffico illegale che ha portato a una riduzione degli stock del 99% rispetto agli anni Ottanta. Nella Lista rossa è classificata «in pericolo critico», l’ultimo gradino prima dell’estinzione in natura. I trafficanti puntano in particolare agli esemplari di anguilla neonata, particolarmente ricercata dal mercato della ristorazione. L’Europol ha potuto ricostruire un business globale legato al contrabbando di circa 100 tonnellate di anguille per un valore stimato di circa 3 miliardi l’anno. A titolo di paragone basti pensare che questo è il valore di tutta la spesa (legale!) per il pet food in Italia. Detto in altri termini, i soli contrabbandieri di anguille «alzano» tanto quanto tutte le aziende della filiera italiana del cibo per animali domestici.

Il capovaccaio (Neophron percnopterus), noto anche come avvoltoio degli egizi, ha una popolazione stimata tra le 21 e le 67mila unità. In Europa però la popolazione si è dimezzata nello spazio delle ultime tre generazioni e oggi le coppie nidificanti censite sono tra le 3,300 e le 5 mila (dati del 2024). La presenza maggiore è in Portogallo, Spagna e Francia, quote minori sono presenti nei Balcani e in Italia. In Sicilia era molto presente fino alla metà del secolo scorso ma oggi la situazione è drammatica: nell’ultima stagione riproduttiva sono state censite 8-9 coppie in Sicilia, dove si svolgeranno le attività del progetto, tra le 2 e le 4 in altre zone dell’Italia meridionale e una sola in Sardegna. A sterminare questo volatile è stato perlopiù il bracconaggio, anche se non sono mancati casi di avvelenamento diretto o indiretto (come nel caso del grifone, altra specie di avvoltoio, che sui Nebrodi era stato decimato perché si nutriva di carcasse di volpi, che la popolazione cercava, appunto, di contenere con il veleno). Nella Lista rossa è classificato come «in pericolo», condizione che non è ancora a livello critico ma che è comunque conclamata.

L’obiettivo principale del progetto, oltre alla salvaguardia diretta di questi animali, che sono stati scelti proprio perché sono tutti considerati a rischio nella Lista rossa delle specie in via di estinzione dell’Unione internazionale per la protezione della natura (Iucn), è la creazione di protocolli di indagine e strategie di prevenzione e di repressione dei crimini che possano poi essere applicati anche ad altre specie ed esportati anche all'estero, per uniformare le attività delle diverse forze di polizia dedicate alla tutela della natura. Sono previste quattro linee di azione: miglioramento delle operazioni antibracconaggio, rinforzo di metodi e strumenti operativi, coinvolgimento di enti e comunità locali sul contrasto alle attività criminali e replica delle miglior pratiche anche in altri Paesi.

Al progetto – che partirà formalmente martedì 3 marzo, data in cui ogni anno si celebra la Giornata della fauna selvatica – partecipano, oltre ai carabinieri forestali e a Legambiente, anche l’Università La Sapienza di Roma e il Centro di referenza nazionale per la medicina forense veterinaria dell’Izs di Lazio e Toscana, con funzioni di supporto scientifico e di ricerca; l’Enci per la formazione delle unità cinofile che saranno impiegate nelle operazioni; i corpi forestali regionali del Friuli Venezia Giulia e della Sicilia e l’ente Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise per la vigilanza sul territorio. Ci saranno poi l’Ufficio europeo dell’ambiente, che curerà la diffusione dei risultati, le polizie di Cipro, Slovenia e Croazia e la Macedonian Ecological Society per uno scambio di competenze e la replicazione dei protocolli nei rispettivi Paesi.

«Il bracconaggio è un fenomeno molto più grave e diffuso di quanto comunemente si percepisca – sottolinea Legambiente in una nota – e continua a essere affrontato in Italia con un impianto normativo ordinario debole e frammentato. E questo nonostante il chiaro dettato costituzionale sulla tutela della biodiversità e degli animali e l’esplicita previsione della direttiva europea sulla tutela penale dell’ambiente, che impone agli Stati membri di introdurre delitti puniti con almeno tre anni di reclusione».

«Con questo progetto» commenta il generale di corpo d’armata Fabrizio Parrulli, comandante del Cufaa «rafforziamo l'impegno nel contrasto ai crimini contro la fauna. La cooperazione tra forze di polizia, enti di ricerca e società civile è la chiave per tutelare specie simbolo e patrimoni naturali vulnerabili. Proteggere la biodiversità significa difendere legalità, sicurezza ambientale e sviluppo sostenibile dei territori. Il patto che abbiamo lanciato con Fight4Wildlife è un passo concreto verso un sistema integrato ed efficace di prevenzione e repressione delle illegalità a danno della fauna».

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