Referendum giustizia, Rosy Bindi: «L’Italia sta capendo. E cresce il consenso al No»

L’allarme dell’ex ministra: «Si vogliono intaccare i principi cardine della Carta costituzionale. Con le modifiche al Csm mineremmo autonomia e indipendenza dei magistrati»
L’AQUILA. «Il consenso al No sta risalendo perché stiamo spiegando agli italiani qual è la posta in gioco». L’ex ministra Rosy Bindi porta la campagna referendaria sulla giustizia (22 e 23 marzo) dentro le stanze del Palazzetto dei Nobili all’Aquila. Con lei la giudice civile del tribunale dell’Aquila Maura Manzi. Nel suo racconto il referendum non resta chiuso nei tecnicismi: si lega alla tenuta delle democrazie europee e a un’idea di potere che, dice, punta a riscrivere gli equilibri senza passare da un vero mandato costituente. La parola che torna è «attacco»: alle regole nate dopo la Seconda guerra mondiale, alla visione stessa di democrazia. La mattinata, introdotta da Betty Leone, si inserisce negli appuntamenti Anpi per il tesseramento 2026.
Onorevole Bindi, che cosa vi sta permettendo di riportare al centro le ragioni del No?
«Quando abbiamo iniziato a spiegare agli italiani qual è la posta in gioco, è evidente che il Governo ha fatto una forzatura per stabilire la data prima che fosse terminata la raccolta delle firme; tuttavia il grande impegno che stiamo aumentando come comitati e come forze politiche ci consente di far capire che questo è un momento molto importante della vita del nostro Paese».
Qual è il nodo della riforma?
«Si stanno intaccando dei principi cardine della Carta costituzionale, perché questa riforma, modificando profondamente il Csm, va a incidere sul principio dell’autonomia e dell’indipendenza dei magistrati».
Perché questa partita non riguarda solo la magistratura?
«Si rischia di rendere i giudici meno autonomi e indipendenti, e quando il giudice è sottoposto solo alla legge deve essere in grado di controllare l’esercizio del potere. In democrazia chi ha il potere lo deve esercitare secondo la legge, secondo la Costituzione, secondo l’ordinamento internazionale».
Che cosa succede se quella autonomia si riduce?
«Se passa questa riforma, i magistrati saranno meno in grado di difendere i diritti e la libertà del cittadino».
Lei parla di un clima più largo del referendum. Che cosa vede intorno?
«Indubbiamente noi stiamo vivendo un momento particolare della vita di tante democrazie europee, quelle che sono nate dopo la Seconda guerra mondiale. Molte di queste sono sotto attacco da pulsioni autoritarie che sono presenti in maniera esplicita negli Stati Uniti d’America e in alcuni Stati europei, con il sostegno di alcune forze politiche che hanno un consenso che incomincia anche a essere considerevole in alcuni Paesi europei. In parte, anche qui in Italia, con l’appoggio di parte delle forze che compongono il nostro governo».
Che cosa rimprovera alle forze che sostengono l’esecutivo in relazione alla Costituzione?
«Una volta raggiunto il consenso popolare si stanno attribuendo un potere costituente che non gli conferisce la vittoria delle elezioni. Di fatto, le riforme che stanno presentando rischiano di intaccare profondamente la visione di democrazia».
E la riforma elettorale dove porta?
«Così come presentata, rappresenta un’accelerazione di qualcosa che già sta accadendo anche con la legge attualmente in vigore. Tuttavia, con la riforma così formulata l’Italia rischia di essere governata da una minoranza che potrebbe andare avanti anche con atteggiamenti liberticidi».
Che cosa chiede, allora, da qui alle Politiche del 2027?
«Serve incoraggiare movimenti di partecipazione, così come quello promosso dall’Anpi qui all’Aquila».
Che cosa deve fare l’opposizione per essere credibile, cosa si sente di suggerire a Elly Schlein?
«Credo che questo sia il momento di presentarsi al Paese con un programma, con un progetto, con una coalizione unita e in grado davvero di dire all’Italia che c’è un’alternativa a questa destra. A Elly Schlein va il merito di aver contribuito alla crescita e al consenso del Partito democratico, anche in relazione alla possibilità di arginare provocazioni da parte di movimenti populisti».
A tal proposito, Vannacci: fenomeno temporaneo o segnale da prendere sul serio?
«Sicuramente le idee di Vannacci sono idee pericolose, il fatto che abbia una percentuale di consensi ancorché molto bassa è altrettanto allarmante e spero che questo governo che si definisce governo conservatore e non di destra estrema sappia prendere le distanze e che si abbia il coraggio di presentarsi alla elezione senza l’accompagno di Vannacci».
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