L’AQUILA

Sulle strade dell’Abruzzo auto sempre più vecchie. Ma chiudono i meccanici

13 Marzo 2026

Il paradosso. Crescono le macchine in circolazione (923mila) ma spariscono le autofficine

L’AQUILA

Più auto in circolazione, spesso anche “datate”, ma meno autofficine. È il paradosso che si sta verificando in Italia, il Paese europeo con la maggiore densità di automobili: circolano 701 vetture ogni mille abitanti, ovvero 7 auto ogni 10 persone. E l’Abruzzo detiene il record negativo: nell’ultimo decennio gli autoriparatori sono diminuiti del 16,2%. Nel 2014 erano 2.247 e nel 2024 sono scesi a 1.884: hanno chiuso i battenti 363 attività a fronte di una crescita del parco auto del 9%. Se trovare un meccanico diventa sempre più difficile, il controsenso è priproprio questo: dal 2014 al 2024, le auto in circolazione, nella nostra regione, sono passate da 847.233 e 923.548: 76.315 veicoli in più, sulle strade abruzzesi, nell’ultimo decennio. A dirlo sono i numeri contenuti in uno studio della Cgia di Mestre.

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CHIUDONO I MECCANICI

A livello provinciale, in dieci anni, la diminuzione delle imprese di autoriparazione più significativa ha interessato Fermo con il meno 20,7% (meno 67 attività), Pescara con il meno 20,5, dove hanno chiuso 104 autofficine (da 508 a 404), Barletta-Andria-Trani con il 19,9% (meno 129), Lecce con il 19,2% (meno 284) ed Enna con il 19,1% (meno 66). In provincia di Chieti, le officine per la riparazione delle auto da 695 sono diventate 571: 124 in meno nell’ultimo decennio (meno 17,8%); all’Aquila da 538 a 464, 74 in meno (meno 13,85%). A Teramo si è scesi da 506 autofficine a 445 (61 in meno, un del 12,1%).

MA AUTO SEMPRE PIù VECCHIE

In Italia, analizza la Cgia, il parco auto ha superato quota 41 milioni e 300 mila mezzi. Nell’ultimo decennio si sono aggiunte poco più di 4 milioni e 200 mila vetture, con un aumento complessivo dell’11,5%. Non solo: tra i grandi Paesi dell’Unione Europea, l’Italia detiene il parco auto più anziano. Quasi un’auto su quattro, il 24,3%, ha più di vent’anni. Fa peggio soltanto la Spagna (25,6%), mentre la Francia si ferma a poco più di una su 8 (12,5%) e la Germania addirittura a una su 10 (10 %).

MENO 8.400 IMPRESE

Con così tante vetture, e per di più datate e bisognose di manutenzione, ci si aspetterebbe un aumento delle attività di autoriparazione: carrozzieri, autofficine, gommisti, elettrauto. Ma accade esattamente il contrario. Gli autoriparatori continuano a diminuire: nel 2024 le attività erano poco più di 75 mila e 200. Dieci anni prima erano 83 mila e 700. In pratica, ne sono scomparse circa 8 mila e 400, con un calo complessivo del 10%.

COSTI TROPPO ALTI

Ad incidere, come rileva l’Ufficio studi della Cgia, sono i costi di gestione, aumentati di molto: affitti, bollette energetiche, smaltimento rifiuti speciali, assicurazioni, normative ambientali e sicurezza sul lavoro richiedono investimenti continui. Molte piccole attività artigianali a conduzione familiare, che per decenni hanno rappresentato l’ossatura del comparto, faticano a sostenere queste spese con margini di guadagno sempre più ridotti. I clienti, infatti, cercano prezzi bassi e sempre più spesso acquistano online i pezzi di ricambio. «Non si tratta solo di una crisi temporanea», dice la Cgia, «ma di una trasformazione strutturale che rende sempre più difficile mantenere aperta un’autofficina tradizionale». Un secondo fattore decisivo, continua lo studio, «è la crescente complessità tecnologica delle auto moderne. Elettronica, centraline, sensori Adas 2, software di diagnosi e, soprattutto, veicoli ibridi ed elettrici richiedono strumenti costosi e formazione continua», spiega la Cgia, «non basta più l’esperienza meccanica tradizionale: servono competenze informatiche e aggiornamenti costanti. Per molte officine investire decine di migliaia di euro in attrezzature e corsi non è sostenibile, quindi scelgono di chiudere».

I GIOVANI DICONO NO

C’è, poi, il problema generazionale: i giovani mostrano poco interesse verso i mestieri artigianali, preferendo percorsi universitari o lavori percepiti come meno faticosi. Un altro elemento è la concorrenza delle grandi reti e delle concessionarie ufficiali. Queste strutture possono offrire pacchetti di manutenzione, garanzie estese e campagne promozionali grazie a economie di scala. «Infine», sottolinea la Cgia, «le auto moderne richiedono meno manutenzione ordinaria rispetto al passato: intervalli di tagliando più lunghi, componenti più durevoli e meno interventi meccanici classici. Meno lavori significa meno entrate. In sintesi, la riduzione del numero degli autoriparatori deriva dall’incrocio tra costi elevati, tecnologia complessa, mancanza di ricambio generazionale e cambiamento del mercato. Per invertire la tendenza servirebbero incentivi alla formazione tecnica, sostegni agli investimenti e una maggiore valorizzazione del mestiere artigiano».

TRAFFICO ALL’AQUILA

Tornando ai numeri, l’Italia ha il numero di autovetture per abitante più alto d’Europa, 701 ogni 1.000 abitanti. A livello territoriale, invece, il record spetta alla provincia di Firenze con 877 vetture per 1.000 abitanti. Scorrendo la classifica, L’Aquila è al decimo posto tra le province italiane per numero di autovetture, 775, ogni mille abitanti; seguono Teramo, al 20° posto con 743 vetture e Chieti al 33° con 732 auto ogni mille abitanti. Ultima, in regione, la provincia di Pescara all’87ª posizione con 665 auto. Su scala regionale, l’Abruzzo occupa la 13ª posizione in classifica con un aumento, dal 2014 al 2014, di quasi 89mila veicoli, ma come detto è anche la regione che primeggia per numero di autofficine non più attive.