violenza domestica

Sulmona. Trovata sanguinante nell’auto: «Cercava un posto per uccidermi»

12 Maggio 2026

Una donna è stata notata e soccorsa da due militari, poi la fuga dall’ospedale durante i controlli. L’episodio potrebbe essere l’ennesimo nell’ambito di un rapporto di coppia già segnato da dissidi

SULMONA

È avvolto nel mistero il grave episodio avvenuto ieri mattina lungo la strada provinciale Morronese, in località Badia, dove una donna di 39 anni è stata trovata ferita all’interno di una Bmw nera con evidenti segni di violenza sul volto e sul corpo. A dare l’allarme sono stati due militari liberi dal servizio che stavano facendo footing nella zona. I due, notando la situazione anomala all’interno della vettura condotta da un uomo di 50 anni, hanno deciso di intervenire fermando l’auto e chiedendo immediatamente l’arrivo dei soccorsi. La donna appariva in stato di forte sofferenza: aveva il volto tumefatto, diverse escoriazioni e nell’abitacolo erano presenti ciocche di capelli sparse ovunque, particolare che ha fatto subito ipotizzare una violenta colluttazione.

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Sul posto sono intervenuti i sanitari del 118, i carabinieri della compagnia di Sulmona e gli agenti del commissariato di polizia, che hanno avviato i primi accertamenti per ricostruire quanto accaduto. La 36enne è stata trasportata al pronto soccorso dell’ospedale di Sulmona, dove i medici, coordinati dal primario Loredana Caioni, hanno attivato il protocollo previsto per le donne vittime di violenza. Proprio durante le prime fasi dell’assistenza sanitaria, la donna avrebbe raccontato ai sanitari di essere stata brutalmente aggredita dal suo compagno. «Mi voleva uccidere. Mi ha fatto salire in macchina per portarmi in un posto isolato», avrebbe riferito la donna. La vicenda si è ulteriormente complicata quando, durante la refertazione, la 36enne si è allontanata dal pronto soccorso. I carabinieri non hanno adottato alcun provvedimento a carico dell’uomo dal momento che, in assenza di una denuncia di parte, mancano le condizioni di procedibilità. La vittima ha comunque tre mesi di tempo per formalizzare la denuncia. «Sono andata via perché ho pensato a mio figlio», racconta la 39enne ancora agitata per quanto accaduto. I due, lo scorso anno, si erano lasciati per poi tornare insieme nell’ultimo periodo. Una relazione tossica secondo gli investigatori. Nel 2025 il 50enne era stato condannato a quattro anni di reclusione dal tribunale di Sulmona per i maltrattamenti nei confronti della 39enne, che era stata costretta a recarsi a Pescara per l’acquisto di sostanze stupefacenti. Sulla vicenda pende il ricorso in Appello curato dall’avvocato difensore dell’uomo Stefano Michelangelo. Sullo sfondo una situazione familiare particolarmente complessa che si è aggravata ulteriormente con quest’ultimo episodio, ancora tutto da chiarire.

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