Uccise l’orsa Amarena: Leombruni a giudizio anche per l’aggravante della crudeltà

L’allevatore aveva sparato contro l’animale. La difesa pronta a dare battaglia: «Dimostreremo nel dibattimento come sono andati davvero i fatti»
AVEZZANO. È stato rinviato a giudizio Andrea Leombruni, l’uomo accusato di aver ucciso l’orsa Amarena, uno dei simboli più amati del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. La decisione è arrivata ieri pomeriggio al termine dell’udienza tenutasi davanti al tribunale di Avezzano mentre davanti al palazzo di giustizia c'era in attesa in discreto numero di manifestanti, meno rispetto alle udienze precedenti. Il giudice, dopo aver rigettato le eccezioni di nullità presentate dalla difesa, ha disposto l’apertura del dibattimento per il 19 gennaio 2026, alle 9, davanti alla dottoressa Francesca D’Orazio. Leombruni, allevatore e cacciatore, è accusato di uccisione di animale, con aggravante della crudeltà, e di esplosione di colpi in luogo abitato, in violazione degli articoli 544 bis e 703 del codice penale.
La procura di Avezzano, rappresentata dal pubblico ministero Maurizio Maria Cerrato, ha fondato la richiesta di rinvio a giudizio sui risultati delle indagini e, in particolare, sulla consulenza balistica del dottor Minervini, secondo cui l’orso sarebbe stato colpito in posizione trasversale, in modo da essere raggiunto in un punto vitale. Durante l’udienza, la difesa, rappresentata dagli avvocati Stefano Guanciale e Berardino Terra, ha ribadito la nullità del decreto di citazione, sostenendo che vi siano state irregolarità che hanno pregiudicato il diritto di difesa. Il giudice ha però respinto le eccezioni e confermato il rinvio a giudizio.
«Riteniamo che il processo presenti sostanziali invalidità», hanno dichiarato i legali, «in particolare il mancato contraddittorio dopo le argomentazioni dell’accusa. Avremo modo, nel corso del processo, di dimostrare con i nostri consulenti ciò che realmente accadde quella notte e le ragioni di Leombruni». L’inchiesta, coordinata dalla Procura, aveva portato anche al sequestro dei telefoni cellulari di Leombruni e della moglie, ora dissequestrati. Numerose le costituzioni di parte civile: Appennino Ecosistema, il Gruppo d’Intervento Giuridico (GrIG) rappresentato dall’avvocato Herbert Simone, e oltre quaranta enti e associazioni ambientaliste.
Tra gli avvocati delle parti civili figurano Mario Flammini per il Comune di San Benedetto dei Marsi, Luciana Lisciani, Alessia Frattale e Stefania Valeri per la Regione Abruzzo, Michele Pezone per il Wwf, e Maria Silvia D’Alessandro per l’ex ministro Michela Vittoria Brambilla, in rappresentanza della Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la notte del 31 agosto 2023, alla periferia di San Benedetto dei Marsi, Leombruni avrebbe esploso alcuni colpi di fucile contro l’orsa Amarena, che poco dopo sarebbe morta davanti alla sua abitazione.
L’animale, appartenente alla specie protetta dell’orso bruno marsicano, aveva con sé due cuccioli, dei quali subito dopo si persero le tracce. Amarena era da tempo conosciuta per la sua indole pacifica e la consuetudine di attraversare i centri abitati della Marsica con i suoi piccoli, diventando un simbolo di convivenza possibile tra uomo e natura. La sua uccisione suscitò una profonda ondata di indignazione e commozione in tutto il Paese.
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