Pescina

Verrocchia fa dietrofront: «Non giustifico la violenza»

18 Febbraio 2026

L’assessore comunale rompe il silenzio dopo il commento social contro i manifestanti anti-Olimpiadi

PESCINA. «Le cariche passano, la credibilità personale resta». Con questa dichiarazione d’intenti Guido Verrocchia, assessore del Comune di Pescina, rompe il silenzio dopo giorni di tempesta mediatica e politica. Il caso, esploso a seguito di un commento social — in cui si suggeriva l'uso di mitragliatrici contro i manifestanti anti-Olimpiadi a Milano — ha trascinato l'amministrazione Zauri in un vicolo cieco, culminato in un vertice di maggioranza fiume durato oltre sei ore. Davanti allo spettro della crisi e alla richiesta di dimissioni, il sindaco Mirko Zauri ha preso tempo mentre Verrocchia ha deciso di chiarire la sua posizione.

«Il linguaggio usato è stato inopportuno e me ne assumo la piena responsabilità, come già abbondantemente ribadito», ha precisato, «chi ricopre un ruolo pubblico deve prestare massima attenzione alle parole; su questo non mi sono mai tirato indietro e non intendo farlo ora». Verrocchia rivendica la natura del suo intervento, rispedendo al mittente le accuse di istigazione. «Non ho mai sostenuto», ha proseguito, «né giustificato la violenza ma inneggiato alla legittima difesa e alla vicinanza nei confronti delle forze dell'ordine, due antipodi. Poi, il travisamento della libera o condizionata interpretazione è altra cosa per cui non posso sentirmi il responsabile».

Sul piano politico, l'assessore si rivolge direttamente al sindaco Zauri, che ha minacciato di rassegnare le dimissioni qualora non venisse ristabilito l'ordine interno alla maggioranza. «Le deleghe», ha aggiunto, «sono, per loro natura, espressione della fiducia del sindaco, il quale ne possiede il pieno potere di revocarle in qualsiasi momento. Consapevole di questa prerogativa, resto a disposizione per ogni valutazione che riterrà opportuna». Verrocchia ha chiuso la porta a nuove polemiche, «per non consentire ulteriori strumentalizzazioni di questa vicenda, né a livello locale né politico».

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