Anatomia di una vittoria: c’è la mano di Michele Russo dietro la terza volta di Masci

12 Marzo 2026

Il pubblicitario della Mirus, lo stesso che ha curato l’immagine di Meloni e Marsilio, ha firmato la campagna del sindaco di Pescara: «La comunicazione vale fino al 3%»

PESCARA. Carlo Masci di Forza Italia ha vinto le elezioni di Pescara per la terza volta e stavolta l’ha fatto allargando il suo consenso fino al 55,43%: il suo è un record quasi imbattibile visto il vincolo dei due mandati. Ma cosa c’è dietro la sua impresa? Si chiama “Anatomia di una vittoria” un’altra puntata di “31 minuti”, il settimanale di approfondimento di Rete8 in collaborazione con il Centro, che va in onda questa sera alle ore 23.

Domenica e lunedì scorsi, i pescaresi sono tornati al voto in 23 sezioni su 170 a causa di una miriade di errori che c’era stata alle precedenti elezioni dell’8 e 9 giugno 2024, vinte sempre da Masci. Due sentenze, la prima del Tar di Pescara e la seconda del Consiglio di Stato sul caso delle schede scomparse e riapparse, hanno riaperto i seggi ma il risultato non è cambiato. Anzi, Masci ha allargato la sua base. E adesso comincia il Masci-ter. Il voto di Pescara ha un’onda d’urto che si allarga a tutto l’Abruzzo: vincere a Pescara, per il centrodestra, significa piazzare una bandiera sul comune più popoloso d’Abruzzo, il centro regionale dei servizi e la capitale del turismo.

Dietro la vittoria del sindaco Masci non c’è soltanto un incastro politico: hanno fatto la differenza i programmi, a partire dalla sede della Regione nell’area di risulta, e il traino delle preferenze ai candidati che ha proiettato Forza Italia a primo partito ma, nel backstage del trionfo, si è mossa anche la mano di un pubblicitario, un uomo di comunicazione noto in Abruzzo e non soltanto in Abruzzo, uno che ha curato anche le campagne di Giorgia Meloni.

È Michele Russo, fondatore dell’agenzia Mirus. Lo stesso Mirus che, per lanciare la ricandidatura del presidente della Regione Marco Marsilio di FdI e per smascherare le “balle” dell’opposizione, ha messo in mano a una platea intera una bottiglietta di bolle di sapone. Lo slogan vincente di Masci, “il coraggio di fare” e “il sindaco giusto”, è frutto di un’idea di Russo: il marketing applicato alla politica. Per Masci, ha scelto il blu, come il mare di Pescara premiato 5 volte con la Bandiera Blu, e il giallo del sole: anche stavolta, Russo ha vinto.

La campagna elettorale viene spesso definita la madre di tutte le forme pubblicitarie perché convincere un elettore a scrivere un nome su una scheda e poi inserirla nell’urna non è affatto un’impresa improvvisata: è un processo complesso, che richiede strategia, comunicazione e organizzazione. Proprio per questo esistono le agenzie di comunicazione politica che si fanno una concorrenza spiegata. Quella di Russo ha seguito diverse campagne importanti, dal centrodestra al centrosinistra, tra cui quelle del premier Meloni e del presidente della Regione Marsilio, fino a Masci.

Michele Russo, ma concretamente come si vincono le elezioni?

«Innanzitutto, si vincono quando il candidato è valido e lavora bene. Il merito principale del risultato elettorale è del candidato e della sua coalizione. La comunicazione può dare un contributo importante, magari uno, due o tre punti percentuali. Non sono tanti, ma a volte sono proprio quei pochi punti che fanno la differenza tra vincere e perdere».

Dal punto di vista operativo siete passati dallo slogan “Il sindaco del fare” a “Il sindaco giusto”: cosa è cambiato?

«In realtà “Il sindaco giusto” era una firma che avevamo già scelto nella prima campagna elettorale. Anche allora c’era un doppio slogan: “Carlo Masci, il sindaco giusto” e “Il coraggio di fare”. In questa nuova campagna abbiamo deciso di mantenere la firma “Il sindaco giusto”, perché per noi Masci resta il candidato più adatto a rappresentare la città. Abbiamo invece cambiato il secondo slogan con “Per continuare a crescere”, per trasmettere il senso di continuità e invitare gli elettori a non interrompere un’amministrazione che ha prodotto risultati positivi».

Il primo passo per una buona comunicazione è individuare il target. In questo caso il target era molto specifico, con 23 sezioni elettorali. Come avete lavorato?

«Abbiamo lavorato su due livelli. Da una parte, una comunicazione generale, perché anche gli elettori di quei quartieri si muovono in tutta la città. Abbiamo quindi realizzato una campagna di affissioni diffusa e una comunicazione sui social, oltre alla copertura dei media locali. Dall’altra parte, abbiamo fatto una comunicazione mirata: cassettaggio nei quartieri interessati, volantinaggio nei mercati e incontri ed eventi sul territorio. Era un’elezione particolare che richiedeva un lavoro molto preciso e diretto».

Su quali contenuti si è basata principalmente la vostra comunicazione?

«Soprattutto sui risultati ottenuti. Abbiamo evidenziato le opere realizzate e il fatto che Masci abbia mantenuto le promesse fatte nella campagna precedente. Questo messaggio di coerenza è stato molto apprezzato dagli elettori».

Quanto conta l’immagine di un candidato? Il detto “l’abito non fa il monaco” è ancora valido?

«L’immagine conta eccome. Quando una persona si candida a rappresentare una comunità si mette inevitabilmente in vetrina. Il modo di presentarsi, di parlare e di comunicare deve trasmettere affidabilità e rassicurare i cittadini. Dire che conta solo il contenuto e non l’immagine non è vero, soprattutto in politica».

Lei è un grande ammiratore del poeta Gabriele d’Annunzio: a chi si ispira quando costruisce una campagna elettorale?

«In realtà, mi ispiro soprattutto al candidato. Una campagna elettorale deve essere costruita su misura, come un abito sartoriale. Anche gli slogan devono essere pensati per quella persona specifica. Frasi generiche come “onesto e competente” o “a tua disposizione” sono vuote, perché potrebbero dirle tutti. Uno slogan efficace deve rappresentare davvero il candidato. Per esempio “Per continuare a crescere” può dirlo solo chi ritiene che la città stia già crescendo».

Dal punto di vista comunicativo, come giudica il lavoro degli altri candidati?

«Francamente, non in modo positivo. Hanno impostato la campagna soprattutto sull’attacco, a volte sfiorando la denigrazione. Questo tipo di comunicazione raramente funziona. Criticare le scelte politiche è legittimo, ma accusare un avversario di incapacità totale o di comportamenti scorretti, senza che i cittadini lo percepiscano davvero, rischia di essere controproducente».

Oggi le false promesse in campagna elettorale non funzionano più?

«In realtà, non hanno mai funzionato davvero. Gli elettori apprezzano la coerenza. Masci, ad esempio, ha mantenuto anche promesse che non erano condivise da tutti. Un caso emblematico è quello della filovia: è sempre stato un sostenitore del progetto e lo ha portato avanti fino alla realizzazione. Piaccia o meno, dimostra coerenza e serietà politica».

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