Cepagatti, lacrime e ricordi commossi per il saluto a Santuccione

In tanti ieri hanno dato l’addio all’ex amministratore comunale e medico di base. La figlia Sara: «Camminava a testa alta, insegnava l’onestà. La bici? Suo cruccio e diletto»

CEPAGATTI. È stato un addio struggente quello a Carlo Santuccione, il medico ed ex amministratore comunale di Cepagatti morto due giorni fa, a 69 anni, a seguito di una malattia che non gli ha lasciato scampo. In tanti, ieri pomeriggio, hanno voluto esserci: amministratori, politici e sportivi hanno testimoniato così la stima, l'affetto, la riconoscenza che non si interrompono con la scomparsa di Santuccione.

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Su tutte le parole d’amore della figlia, Sara, che ha spazzato via ogni ombra e ha raccontato la grandezza di un padre, un professionista, un appassionato di ciclismo rimasto coinvolto all’inizio degli anni 2000 in uno scandalo sul doping. «Ha scelto di camminare a testa alta e ci ha insegnato l'onestà, la dignità, l'amicizia, il rispetto degli altri», ha detto in lacrime la figlia. «Era nato per fare il medico, lo faceva con il cuore, riusciva ad essere il medico e confidente di tutti, con la sua umanità». E poi un riferimento al «cruccio e diletto della sua vita, la bicicletta. Da bambino viveva con la bici in camera da letto» e tra le immagini di famiglia che tornano in queste ore ci sono i viaggi «con il camper per andare sulle montagne del Giro e del Tour». Impossibile dimenticare quando Santuccione «guardava in tv i suoi atleti, si emozionava e li incitava quasi come a volerli spingere con il pensiero. Ha dato tutto al mondo del ciclismo e i suoi atleti lo adorano», ha aggiunto Sara di fronte ad alcuni di loro, come Danilo Di Luca e Ruggero Marzoli.

Nel ciclismo, ha aggiunto il presidente dell'associazione sportiva S.S. No-Ce, Santuccione, «ha profuso la sua missione con passione, amore e generosità, riscuotendo successo e soddisfazione, fino ad immolarsi». Era in grado di mettere chiunque «a proprio agio, e poi volava alto», ha ricordato don Francesco Santuccione, suo «amico, parente e paziente», e ai più giovani, ha sottolineato Jessica, ha «raccontato la vita», senza far mancare mai «lo sguardo paterno, le mani protettrici, la saggezza ma anche le tirate di orecchie», comportandosi come «un grande uomo». Nonostante la malattia era presente, il 26 novembre 2016, alla festa degli amici nati nel 1947, ha ricordato Valerio Basilavecchia che ha ben impressi nella mente «lo sguardo luminoso, i tanti sorrisi, la gioia di vivere» di un amico che se n'è andato, «ma solo fisicamente».

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