Ecco la stazione con il coprifuoco

Sale d’attesa inutilizzabili, attività chiuse e bagni fuori uso di notte: un incubo per chi prende il treno tra le 22 e le 6

PESCARA. Niente sala d’aspetto, bagni chiusi, macchinette fuori uso e nessuno a chi rivolgersi, anche solo per un caffé: vietato partire, di notte, dalla stazione centrale di Pescara dove dalle 23, quando chiudono pure i bagni, scatta il coprifuoco e questa eterna promessa per l’intero Abruzzo riprende i panni della Cenerentola, nonostante dalle 22 alle 6 vi transitino e si fermino sei treni con relativi viaggiatori. E tutto mentre Ancona, appena duecento chilometri più a nord sulla stessa linea adriatica, si è già fatta avanti, e ha buone possibilità, per ottenere l’alta velocità.

Altro che sviluppo e tutte le belle parole che da vent’anni (e i venti prima per realizzarla) si porta dietro la stazione centrale che ormai di avveniristico non ha più nulla: perché la verità è che a Pescara manca il dormitorio ed è a questo che serve oggi questa mastodontica struttura, a dare un tetto a chi non ce l’ha. Almeno fino a quando l’inverno non finirà. Non a caso, l’idea di chiuderla per un paio d’ore di notte è stata rinviata proprio alcuni giorni fa. Mentre «le inadempienze della Regione e dei vari politici di turno», come sottolinea il direttore della Caritas don Marco Pagniello hanno portato all’emergenza sociale e al degrado che è sotto gli occhi di ogni viaggiatore notturno.

«Il dormitorio di via Alento poteva essere aperto già un anno fa», denuncia don Marco, «ma il finanziamento regionale di un milione non è mai arrivato e le spese ce le siamo dovute accollare noi. Ma a giugno è sicuro, apriremo il dormitorio». Nel frattempo, però, chiunque si sia trovato a passare di notte per la stazione centrale se ne è andato con i capelli dritti. «Un incubo» che racconta Gino Pantalone, titolare del centralissimo bar Bologna. Un incubo durato dall’una alle due e mezza di lunedì scorso. «Siamo arrivati in sei per il treno che partiva all’una e 5, direzione Venezia. Ma portava ritardo e a quel punto, con l’atrio pieno di gente che dormiva, al gelo e in condizioni pessime, ci siamo messi a cercare un angoletto dove aspettare. Ma nell’atrio faceva un freddo cane. Abbiamo provato sopra, nei gabbiotti al secondo binario, ma anche questi erano pieni di gente che dormiva, sui cartoni e sui sedili. Il colmo però è arrivato quando le donne dovevano andare in bagno e hanno trovato i bagni chiusi. Allucinante. Ma voglio sapere: con oltre seicento euro pagati per i biglietti, possibile che non si ha diritto neanche ad andare in bagno? Neanche a pagamento? Sono esterrefatto, perché ho girato tanto e non ho mai visto una cosa del genere, in nessuna stazione, con la gente che poveretta batteva i denti dal freddo. Ma il sindaco li vede, le sa queste cose?».

Una denuncia che fa ancora più specie se si pensa che in tutta la stazione ci sono almeno cinquemila metri quadrati di locali sfitti e chiusi a chiave, perché costano troppo e nessuno si fa avanti con Centostazioni mentre, se impiegati in qualche modo, restituirebbero alla stazione che porta dritto al corso, e infine al mare, il ruolo che le spetta. E invece succede che i bagni la notte vengono chiusi perché erano diventati luogo di appuntamento di trans e omosessuali per il sesso a pagamento e perché i danni non erano più quantificabili; succede che le sale d’attesa che c’erano al primo binario, quelle riscaldate di prima e seconda classe, sono state chiuse per motivi di ordine pubblico, mentre le macchinette degli snack sono fuoriuso perché manomesse da chi è sempre a caccia di spiccioli. Quello che resta è una cattedrale nel deserto, dove se è vero che Rfi ha aggiunto il passaggio di quattro Frecce bianche è anche vero che ha chiuso il punto informazioni e ha smesso di stampare le brochure con l’orario dei treni, mentre tutte le attività commerciali hanno a poco a poco ridotto l’orario di chiusura, con il bar, il tabaccaio, le due edicole e la libreria che alle 22 al massimo hanno finito la giornata. «Prima chiudevo a mezzanotte», racconta l’edicolante Antonello Masciovecchio, adesso alle 20,30 massimo me ne vado. Perché tanto dopo le 20 è un deserto, non si respira un clima di sicurezza e non vengono più neanche i pescaresi». Perché se è vero che sono quasi sempre le stesse facce ad «abitare» l’atrio della stazione, come l’intera famiglia rom che ogni sera allestisce la sua camera da letto per poi andare via all’alba, è pur vero che sono frequenti le liti e le risse tra ubriachi. Decisiva in questo senso la presenza della Polfer, una trentina di agenti diretti da Davide Zaccone che da soli devono presidiare 24 ore su 24 non solo la stazione centrale (due livelli, tre tunnel interbinari e una serie inaudita di angoli) ma anche quelle di Porta Nuova e di Montesilvano, assistiti solo da esperienza e buon senso: perché, tanto per dire l’ultima, alla stazione le telecamere non ci sono, se si escludono quelle all’ingresso dell’atrio che non funzionano e quelle puntate sulle scale mobili. Ma su questo pare che Rfi stia mettendo riparo: entro il 2014, buorocrazia permettendo, Pescara, dovrebbe essere dotata di un modernissimo sistema di videosorveglianza. Se ne parla da tempo, ma due giorni fa c’è stato un sopralluogo importante.

©RIPRODUZIONE RISERVATA