A Pescara, aspettano una chiamata in piazza Salotto, a pochi metri da un fast food e dagli altri ristoranti della zona; stessa scena, in piazza Unione, sotto le finestre del palazzo del consiglio regionale; il copione si ripete in viale Marconi, zona universitaria, dove a separare Mc Donald’s e Burger King c’è soltanto una lingua di asfalto di appena 150 metri puntellata di bar, pizzerie e pub. I rider sono lì, pronti a partire con le biciclette elettriche per consegnare cibo e bevande di giorno e di notte, con il sole e sotto la pioggia, con il vento contrario o il vento a favore: qualunque cosa accada, un po’ come “the show must go on”, loro non possono fermarsi perché sono l’ultimo anello di una catena che deve muoversi e andare avanti a ciclo continuo.
SCHIAVI MODERNI
Secondo la Cgil, sono gli schiavi del lavoro del tempo presente: i rider lavorano anche per 2,50 euro l’ora. Ci sono quelli che lo fanno in subappalto e, tra loro, ci sono anche gli abusivi delle consegne. Spesso sono giovani che cercano di guadagnare un po’ di soldi per non pesare sulle famiglie; spesso sono stranieri, quasi invisibili che ormai fanno parte del panorama abituale della città. Tutti uniti dalla condizione di sfruttati, esposti al ricatto degli algoritmi e privi di diritti fondamentali.
L’ABRUZZO VA IN STRADA
Domani, anche in Abruzzo, è il giorno della mobilitazione «per superare la precarietà e garantire salario dignitoso, stabilità e diritti ai ciclofattorini», annuncia la Cgil che chiede «diritti fondamentali», cioè la base della dignità sul lavoro: «Aumento immediato delle paghe con l’applicazione del contratto di lavoro merci e logistica; ferie, permessi, malattia e infortunio retribuiti; tredicesima, quattordicesima e tfr; tutela su salute e sicurezza», questo è il ventaglio delle richieste.
LO SFRUTTAMENTO
Le iniziative di domani sono figlie di un’inchiesta della Procura di Milano che ha svelato una trama di sfruttamento dei rider ramificata in tutta Italia fino al provvedimento di controllo giudiziario per Glovo e Deliveroo. «L’inchiesta conferma lo sfruttamento dei rider denunciato da anni dalla Cgil nelle piazze e nei tribunali», spiega la segretaria confederale della Cgil, Francesca Re David, «migliaia di lavoratori continuano a operare con paghe basse, sistemi di pagamento a cottimo e tutele insufficienti».
RIDER PRECARI
Secondo quell’inchiesta di Milano, lo sfruttamento dei rider non sarebbe affatto un’eccezione, ma un modello organizzativo che scarica rischi e costi sui lavoratori, circa 40mila in tutta Italia. «La mobilitazione è un’occasione importante per trasformare la fase aperta dall’indagine giudiziaria in un cambiamento concreto», dice Re David, «superare precarietà e sfruttamento e garantire ai rider lavoro stabile, salari adeguati, sicurezza e diritti. Nei prossimi giorni, la Cgil continuerà il confronto con i rider nelle città e nei luoghi di lavoro per tradurre questa fase in un cambiamento strutturale nel food delivery».
PESCARA E ROSETO
A Pescara, al Circolo universitario Cfu, domani alle 16, è in programma un’assemblea dei rider: «Un momento di confronto, organizzazione e mobilitazione», dice la Cgil, «per rivendicare dignità, diritti e sicurezza sul lavoro». A Roseto, sempre domani (ore 10.30) c’è un’assemblea nella sede della Cgil: «Ora, si apre una possibilità: alzare le paghe e ottenere diritti fondamentali», dice la Cgil, «questa occasione dobbiamo usarla adesso». Ma l’elenco delle iniziative ufficiali in Abruzzo potrebbe allungarsi. E, insieme alle assemblee, potrebbero spuntare anche picchetti davanti ai tanti locali fast food per denunciare lo sfruttamento dei rider. Iniziative, sottolinea la Cgil, «aperte a tutti». Soprattutto, ai fantasmi delle consegne, a partire dagli stranieri: la locandina dell’ultima protesta è stampata anche in arabo.
COME I BRACCIANTI
Come per i braccianti, anche per i rider esiste il caporalato: qui si chiama caporalato digitale. Tutto ruota intorno a un algoritmo che può rivelarsi una maledizione per i rider: l’algoritmo riduce le consegne ai ciclofattorini se non accettano determinati ordini, configurando un controllo simile a quello gerarchico ma disumanizzato. E questo è soltanto l’inizio: i rider vengono spesso inquadrati come lavoratori autonomi, i freelance delle consegne a domicilio, per evitare l’assunzione subordinata con una paga tra i 2,50 e i 4 euro lordi a consegna. Ma c’è anche un mercato nero: dietro l’app si nascondono intermediari che prendono parte della paga o addirittura il fenomeno dell’affitto di account tra rider.
UNO SOLO RISPETTA LE REGOLE
Secondo la Cgil, solo una piattaforma garantisce la tutela dei rider: da Just Eat un rider che lavora 4 ore al giorno per 6 giorni a settimana, un monte di 25 ore, teoricamente, potrebbe guadagnare quasi mille euro tra paga base, rimborso chilometrico e bonus per ogni consegna effettuata. Ma, al di fuori di Just Eat, è il caos.