La proposta di commercianti e armatori: «Trasferite il sistema informatico e fateci restare nella vecchia sede»

foto di Giampiero Lattanzio

18 Febbraio 2026

Si rivolgono al Comune per risolvere i black out dell’asta del pesce. L’avvocato Liberatore: «Potrebbe essere la soluzione in grado di aiutare il comparto in difficoltà»

PESCARA. Trasferire il nuovo sistema informatico, appena installato nella sede del mercato ittico realizzata sulla banchina sud, nella vecchia sede del mercato della zona della marina nord. E “salvare” l’ex biglietteria della Tiziano, al porto, cambiandone solo in parte la destinazione, magari trasformandola in un nuovo mercato al dettaglio. È questa una delle soluzioni più gradite al comparto della marineria pescarese, alle prese con l’infinito braccio di ferro con il Comune per il malfunzionamento dell’asta del pesce nella sede storica e, allo stesso tempo, per i problemi logistici difficili da superare presenti nella nuova location della banchina sud.

Le due realtà che rappresentano il settore della pesca in città, l’associazione Pesca professionale Mimmo Grosso e l’associazione Ets Pescara Brillante (ha già oltre 60 adesioni), in cui sono confluiti anche i rappresentanti del facchinaggio e degli astatori, non intendono più perdere tempo e hanno scelto di trattare e mediare con il sindaco Masci e la sua amministrazione attraverso l’avvocato Federica Liberatore, voce del comparto, decisa a far valere le ragioni di un mondo che rappresenta oggi una fetta ampia e imprescindibile dell’economia cittadina. «È in ballo la vita e l’occupazione di decine di famiglie, di attività commerciali piccole e grandi e della ristorazione locale. Per capire la dimensione del settore, basti pensare che 200 stabilimenti balneari da Montesilvano in giù si riforniscono con il pesce venduto nell’asta di Pescara, oltre a pescherie, ambulanti, ingrossi. Un’intera filiera maltrattata». L’asta continua a creare disagi notevoli agli operatori. L’ultimo blocco denunciato da Pescara Brillante risale allo scorso 13 febbraio.

«Il sistema nella vecchia sede è obsoleto e si blocca», sostiene l’avvocato Liberatore, che aggiunge: «Queste interruzioni creano problematiche alle vendite, non perché resti del pesce invenduto, ma perché incidono sui prezzi e falsano l’asta. I piccoli commercianti, che acquistano sempre per primi per poter correre ad allestire i loro punti vendita o raggiungere al mattino presto i mercati, sono quelli che ci rimettono più di tutti». E sono anche i più arrabbiati nei confronti dell’amministrazione, che spinge verso il trasloco nella nuova sede. Ma lì i problemi logistici sono enormi: l’area di 300 metri quadrati è esattamente un terzo di quella vecchia, che ne occupa circa mille. E il nastro che trasporta il pesce è lungo 10 metri, non 28 come nella sede attuale. Mancano quindi spazi per lo stoccaggio pre e post vendita e manca anche un locale idoneo per la vendita di cozze, vongole e ostriche: quello attuale quindi dovrebbe chiudere, ma dove verrebbe trasferito? «Per vendere quei prodotti rispettando le norme, bisogna rispettare una lunga serie di obblighi sanitari e di legge, non è facile trovare un locale alternativo. A rischio il lavoro e la vita di cinque famiglie», afferma Liberatore.

Il sindaco Carlo Masci annuncia l’acquisto di gazebo, container, cassette di plastica. «Abbiamo letto dei container, ma al momento non c’è nulla di concreto: chiederemo l’accesso agli atti per verificare. Il comparto del pesce non merita balle, ci sono tantissime famiglie, un gettito Irpef, più Iva e tasse pagate: una grande fetta dell’economia cittadina, un modello virtuoso di gente che fa un lavoro durissimo, ma con orgoglio e sempre con il sorriso».

Tanto che Pescara Brillante si è detta risposta ad autotassarsi: «Siamo pronti ad autotassarci per intervenire direttamente sulla linea elettrica. Se l'ente pubblico non è in grado di garantire la stabilità di un servizio essenziale, lo faremo noi a nostre spese. Vogliamo la certezza che l’asta non venga interrotta o falsata da cali di tensione e fermi macchina. Non chiediamo privilegi, ma solo di poter lavorare con dignità e strumenti moderni», hanno detto in un nota ufficiale.

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