matrimonio forzato e accattonaggio

Minore segregata e fatta schiava: chiesti otto anni per gli imputati

12 Maggio 2026

Nuova udienza: acquisito un video della difesa per scardinare la tesi dell’isolamento della 14enne. Per la Procura ha subìto mesi di vessazioni e percosse

AVEZZANO

Otto anni di reclusione per ciascun imputato: è questa la richiesta formulata dalla Procura Distrettuale Antimafia dell’Aquila nei confronti di tre componenti di una famiglia di origini romene - residenti ad Avezzano - accusati di aver ridotto in schiavitù una connazionale di soli 14 anni.

La requisitoria del pubblico ministero, depositata agli atti del processo che si avvia ormai alla conclusione, non concede sconti ai presunti carcerieri della minore. Padre (45 anni), madre (44) e figlio (19), tutti considerati i responsabili materiali della segregazione e dello sfruttamento della giovanissima. Diversa la valutazione sulla posizione della madre della vittima, per la quale è stata richiesta l’assoluzione.

Il video della difesa L’udienza tenutasi ieri mattina è stata segnata da un ultimo atto istruttorio. Gli avvocati difensori degli imputati, Giuseppe Di Palma e Fabrizio Gambale, hanno presentato e proiettato in aula un filmato che punta a scardinare uno dei presupposti della tesi accusatoria: l’isolamento della vittima. Nel video proiettato davanti al collegio giudicante, si vedrebbe la quattordicenne parlare al telefono, presumibilmente con la madre rimasta in Romania. A voler dimostrare come la giovane mantenesse saldo il legame con la famiglia d'origine.

La tesi dell’accusa

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L’impianto accusatorio resta granitico. La Procura ha ricostruito un quadro di retroscena agghiaccianti. La vicenda ha inizio nel 2022, quando la minore viene prelevata dal suo paese d’origine e portata nella Marsica. Secondo le indagini condotte dai carabinieri, coordinate dalla direzione distrettuale antimafia, il trasferimento sarebbe stato frutto di un accordo tra le famiglie: una sorta di “affidamento” dietro compenso. Che celava, in realtà, un matrimonio forzato. La giovane era stata infatti destinata al figlio diciannovenne degli imputati, secondo i rituali tipici della cultura rom. Tuttavia, la convivenza si sarebbe trasformata in un incubo: la quattordicenne sarebbe stata costretta a sbrigare pesanti faccende domestiche e, soprattutto, a mendicare in strada a cadenza quotidiana. Ogni suo movimento sarebbe stato sorvegliato a vista dai tre familiari, pronti a intervenire con percosse e maltrattamenti qualora i proventi dell’elemosina non fossero stati ritenuti soddisfacenti. Il calvario della ragazza si è interrotto solo nell’ottobre del 2024 grazie all’intuizione di una pattuglia del nucleo radiomobile dei carabinieri, che aveva notato la giovane in strada in atteggiamenti sospetti. Da quel primo controllo, è emersa la rete di vessazioni che ha portato all’arresto dei tre connazionali. Attualmente la minore è ospitata in una struttura protetta, sotto la tutela della magistratura minorile. Dopo le richieste di condanna presentate dal pubblico ministero e l’acquisizione delle ultime prove video della difesa, la parola passerà al collegio giudicante.

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