Palma non confermata a due anziani, la difesa di Croce del Sud: «Scelte aziendali»

18 Marzo 2026

Parla Giampiero Galletta, figlio di uno dei tre soci: «Comprendiamo il dispiacere, ma stiamo orientando la struttura verso una clientela più dinamica»

PESCARA. «Sono scelte aziendali, che fanno parte di un percorso di evoluzione della struttura, necessario per allinearla al tipo di esperienza che vogliamo offrire oggi, tenendo in considerazione anche il poco tempo a disposizione per la Bolkestein». Giampiero Galletta, figlio di uno dei tre soci (Alessio Carrozza, Stellario Galletta e Gabriele De Panfilis) che due anni fa hanno rilevato lo stabilimento balneare “Croce del sud” dalla famiglia Terra, al telefono accetta di spiegare il contestato taglio di clienti storici.

Galletta, i signori sono dispiaciuti, dopo 50 anni devono lasciare il posto in spiaggia.

«Comprendiamo perfettamente il dispiacere, parliamo di persone che hanno fatto parte della storia dello stabilimento. Quello che stiamo portando avanti, però, è un percorso di evoluzione della struttura, necessario per allinearla al tipo di esperienza che vogliamo offrire oggi, tenendo in considerazione anche il poco tempo a disposizione per via della Bolkestein».

In che senso?

«Nel senso che abbiamo ancora una, forse due stagioni e stiamo lavorando a un riposizionamento che tenga conto dei cambiamenti nel modo di vivere il mare e lo stabilimento, e che ci permetta di affrontare le richieste di sviluppo turistico ricettive oggetto delle prossime gare».

Loro dicono che volete dare spazio ai giovani.

«Più che una questione anagrafica, è una questione di approccio. Stiamo orientando la struttura verso una clientela più dinamica, che viva lo stabilimento in modo completo, seguendo modelli di fruizione diversi rispetto a quelli tradizionali. Proprio per rispetto dei clienti non abbiamo voluto modificare la clientela il primo anno, ma procedere ad un cambio graduale con sei nel 2024 e due nel 2025, numeri del tutto congrui ad un cambio di gestione».

I numeri si riferiscono alle palme sostituite?

«Sì sono le palme sostituite, ma si tratta di interventi molto graduali. Non è un cambiamento improvviso, bensì un percorso che stiamo portando avanti nel tempo per accompagnare la struttura verso il posizionamento che riteniamo più sostenibile».

Ma per le vostre entrate cosa cambia? Quello che paga un cliente storico non vale quanto quello di uno nuovo?

«Non cambia nulla, ma oggi uno stabilimento è un ecosistema di servizi ed esperienze. Per questo stiamo lavorando per costruire una clientela che sia in linea con l’intera proposta della struttura, non solo con una parte di essa».

Però dopo 50 anni non fa piacere dover andare via.

«È chiaro, ed è un aspetto che rispettiamo molto. Proprio per questo il cambiamento è stato gestito in modo progressivo. Allo stesso tempo, però, è nostro compito accompagnare l’azienda in una nuova fase, con una direzione chiara e coerente con gli obiettivi futuri». 

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