Perde la vista dopo l’intervento: botte tra medico e paziente

Pescara, l’inchiesta: polizia e 118 nell’ambulatorio. La lite per la cartella clinica e il saldo, padre e figlia nei guai per esercizio arbitrario delle proprie ragioni. Ma dalla perquisizione si scopre che era stato usato un farmaco non autorizzato: oculista a rischio processo
PESCRAA. Un intervento oculistico ambulatoriale mal riuscito rischia di far finire sotto processo un noto professionista pescarese che la procura, nella richiesta di rinvio a giudizio, accusa di aver utilizzato un farmaco non autorizzato dall’Aifa e di falso. Quest’ultimo reato legato sempre alla somministrazione di quel farmaco importato dalla Svizzera: il composto biologico Avastin.
Nell'imputazione si legge che l'imputato, in qualità di oculista «convenzionato con la Regione Abruzzo per l’erogazione di prestazioni di “specialistica ambulatoriale”, in tempi diversi, somministrava al paziente, in occasione degli interventi oftalmici all’occhio destro, il farmaco biologico Avastin, omettendo di acquisire preventivamente il consenso informato e omettendo di indicare la somministrazione del farmaco e dell’iniezione intravitreale eseguita in occhio destro, la presenza di altro medico in sala operatoria, il materiale adoperato, l’insorgenza di complicanze all’occhio sinistro nelle schede di intervento». L'intervento venne eseguito nell'ambulatorio del professionista alla presenza di un secondo medico (i fatti vanno dall’aprile al giugno del 2024).
Ma a scatenare la coda giudiziaria fu soprattutto il fatto che il paziente perse completamente la vista dall’occhio sinistro e ne ebbe la conferma contattando altri specialisti. Ma il procedimento contro l’oculista che l’operò mancherebbe, secondo il legale del paziente, di passaggi essenziali che l’avvocata Daniela De Sanctis ha riportato nell’opposizione al decreto penale contro i due clienti. Quella faccenda, infatti, ebbe sviluppi violenti. Avuta la certezza della perdita della vista, il paziente si reca dallo specialista che eseguì l'intervento per avere la sua cartella clinica, sicuramente per poter agire legalmente contro lo stesso. Ed è qui che quella richiesta fa esplodere la tensione in quell’ambulatorio. Il medico scarica la responsabilità dell’intervento mal riuscito sul paziente che si sarebbe mosso durante l’iniezione intraoculare e si rifiuta di rilasciare la cartella clinica anche perché, a suo dire, il paziente gli avrebbe dovuto versare altri mille euro. I toni si alzano e si arriva allo scontro fisico. Qui le versioni sono diverse: il medico afferma di essersi difeso, il paziente lo accusa di averlo più volte colpito con un bisturi. La violenta lite venne comunque registrata in audio dalla figlia del paziente, anche lei picchiata a suo dire dal medico. Arrivano la polizia e l’ambulanza che porta padre e figlia in ospedale (lui con evidenti tagli sul braccio). Scattano le denunce, la procura decide di perquisire l’ambulatorio e da lì emerge la questione del farmaco non autorizzato con tutte le conseguenze del caso.
Sul fronte delle presunte aggressioni reciproche si arriva invece a una soluzione diversa. Per la posizione del medico, accusato di lesioni personali, il pm Andrea Di Giovanni chiede l’archiviazione e contestualmente chiede e ottiene, invece, il decreto penale di condanna per padre e figlia per esercizio arbitrario delle proprie ragioni. E qui si innesta l’opposizione dell’avvocata De Sanctis che ricollega e ricostruisce tutta la vicenda che avrebbe dovuto avere un unico percorso e non essere spacchettata in tre.
Il legale ripercorre tutte le fasi partendo dall’intervento sbagliato, dall’uso del farmaco non autorizzato, dal rifiuto del professionista di consegnare la cartella clinica, alla colluttazione fino al bisturi che gli investigatori non avrebbero neppure cercato al momento del loro intervento e che sarebbe la causa delle ferite riportate dal suo cliente che non deriverebbero, a suo dire, da fortuite cadute durante la lite nello studio medico.
Quindi potrebbe accadere che da quella opposizione al decreto penale di condanna al pagamento di una multa di 3.000 euro a carico di padre e figlia, con la quale il legale chiede l'audizione di testi e l’acquisizione anche dei verbali della polizia, venga fuori un processo a tutto campo, mentre dall’altra parte (davanti al gup) si discuterà solo di quel farmaco utilizzato senza autorizzazione (stando almeno all’accusa). La parte offesa è sempre lo stesso paziente.

