Il precedente del colonnello: faceva lavare i genitali dei cavalli alle soldatesse

È entrato nel vivo il processo nei confronti del tenente colonnello dell’Esercito italiano, a lungo capo del Centro ippico dell’Accademia militare di Modena, accusato di tormentare soprattutto le allieve e di averle costrette anche a lavare «frequentemente» i genitali ai cavalli per umiliarle
MODENA
È entrato nel vivo il processo nei confronti del tenente colonnello dell’Esercito italiano, a lungo capo del Centro ippico dell’Accademia militare di Modena, accusato di tormentare soprattutto le allieve e di averle costrette anche a lavare «frequentemente» i genitali ai cavalli per umiliarle. L’ufficiale è imputato, davanti al tribunale ordinario, per stalking, violenza privata e abuso di autorità nei confronti di undici sottoposti, quattro donne e sette uomini, ovvero i propri inferiori.
Nell’ultima udienza è arrivata la testimonianza di due carabinieri che rientrano tra gli ex soldati che, uno dopo l’altro, hanno denunciato il tenente colonnello. «Pulivamo i tombini», hanno raccontato davanti ai giudici, «spostavamo sassi, sradicavamo erbetta. Fare il bidet ai cavalli è compito dei palafrenieri? Non ci era mai stato impartito come compito prima dell’arrivo al centro ippico di Modena. Mi sono sentito umiliato e vedevo la sofferenza negli occhi dei miei colleghi».
«C’era una ditta di manutenzione all’interno dell’Accademia ma io non l’ho mai vista», ha spiegato ancora. «Il nostro compito era quello di raccogliere erba e stare zitti: lui ci sgridava se ci sorprendeva a parlare». Lo stesso militare ha raccontato poi di un episodio in cui, dopo una grandinata, i denuncianti sono stati chiamati a raccogliere i vetri dal selciato senza guanti o altri dispositivi di protezione. «Mi sono sentito umiliato», ha sottolineato un secondo soldato, «io e un collega siamo stati obbligati a estrarre i tombini per la pulizia del letame unito all’acqua. Per lo sforzo, ho riportato una cisti sinoviale: sono dovuto restare per un periodo a riposo. Avremmo dovuto iniziare poi il servizio alle 8, invece lui pretendeva che iniziassimo a lavorare alle 7, per preparare i cavalli e altre cose». I due testimoni hanno confermato i commenti denigratori nei confronti delle colleghe o allusioni alla loro vita sessuale, come quando una delle soldatesse utilizzava la scopa. «Continuava a dire alla mia collega che era grassa. Non mi era mai successo di restare in camera e mettermi a letto e piangere, ma a Modena è accaduto».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

