Caso Lettieri, l’editoriale del direttore: “Cari guappi di cartapesta, non temiamo nessuno”

31 Agosto 2025

I bulli digitali avrebbero voluto che non scrivessimo dell’arresto in Svizzera dei vertici della Wip per una sfilza di reati. Ma i veri tifosi del Chieti non si berranno questo tentativo puerile di agitare spettri e scrivere menzogne

CHIETI. Ancora una volta, a Chieti, va in scena la farsa grottesca dei bulli di cartapesta. Ancora una volta i violenti, i rimestatori e i loro maldestri fiancheggiatori provano ad attaccare il nostro giornale, il Centro.

Ieri, il nostro collega Gianluca Lettieri, agli occhi dei finti tifosi, è diventato colpevole per aver dato una notizia alla città, e che notizia! Il presidente del club teatino Gianni Di Labio ha avuto la bella pensata di nominare un nuovo dirigente, scegliendo il nome di Alessandro Mancinelli, un tifoso della squadra (nonché ex dipendente), sottoposto a un Daspo di quattro anni per comportamenti violenti. Una scelta a dir poco geniale, quella del presidente, prodotta senza dubbio dal desiderio di rendere un omaggio all’etica sportiva.

Mancinelli – infatti – ha subito questo provvedimento estremo, ci dicono i giudici, dopo che nel 2023 era stato denunciato dalla polizia di Stato per lesioni aggravate. Sapete cosa ha fatto il gentiluomo? È stato accertato che si fosse macchiato del reato di “lancio di materiale pericoloso”. Non solo: l’accusa più grave, per lui, è quella di aver ferito con una bottigliata in faccia il team manager dell’Aquila dopo una discussione scoppiata durante una partita tra giocatori. Un’impresa che gli è valsa non solo una denuncia alla procura della Repubblica, ma anche il divieto di cui sopra, quello di frequentare lo stadio perché “pericoloso”.

Era proprio l’uomo giusto per incarnare i valori sportivi che i dirigenti del Chieti avevano persino scritto sulla maglia (“Respect!”), ed è stata un’altra scelta (il tempismo e l’opportunità contano, nella vita) annunciare questa surreale promozione in società di questo gentiluomo proprio alla vigilia della sfida di oggi. E indovinate contro chi gioca il Chieti? Proprio con L’Aquila.

il Centro, da 39 anni, ha una linea molto semplice: dare le notizie e permettere ai lettori di farsi le sue idee a prescindere dalle opinioni. Gianluca (insieme a chi scrive, e a tutta la nostra squadra) si è dato questa missione per così dire sacrale: informare. Ma da ieri il nostro cronista è finito nel mirino dei finti ultras, manovrati dai soliti noti, che in queste ore lo ingiuriano sui social arrivando fino a pubblicare il suo indirizzo di casa. Non c’è nulla di spontaneo, in questo gesto, nulla di calcistico, nulla di tollerabile: è una pura e semplice intimidazione squadristica.

Non abbiamo nessun dubbio che i veri tifosi del Chieti non si berranno questo tentativo puerile di agitare spettri e di scrivere menzogne, il disperato bisogno di inventarsi un bersaglio, un nemico, per coprire notizie e scelte sociali a dir poco preoccupanti. Chi da dietro le quinte anima questa campagna, ovviamente, ha un obiettivo chiaro: vorrebbe che Lettieri, e il suo giornale (ovvero la nostra squadra), rinunciassero a informarvi sulle tante cose poco edificanti che sono accadute in questi mesi: sarebbero stati felicissimi se avessimo nascosto in qualche lunga articolessa questa nomina del galantuomo daspato. Avrebbero forse voluto che non dessimo la notizia – anche questa interessante – dell’arresto in Svizzera di Jane Lepori Sassu e Adamo Trane, i due manager di Wip Finance, la società che controlla l’ottantacinque per cento del club neroverde. E magari avrebbero preferito che omettessimo anche un motivo di questo provvedimento: il fatto, cioè, che le ipotesi di reato formulate dalla procura ticinese per i dirigenti di Wip Finance sono truffa, appropriazione indebita, amministrazione infedele e riciclaggio.

E magari sarebbero stati più tranquilli se non avessimo aggiunto che queste misure restrittive sono state confermate dal giudice dei provvedimenti coercitivi. Ebbene. Tutto questo c’entra poco o nulla con il calcio, ancora meno con gli splendidi tifosi del Chieti: sportivi, appassionati, e di certo privi dell’anello al naso a cui il club dei daspati vorrebbe appendere le loro nomine e le loro patacche. Bene, sia chiaro che nulla e nessuno potranno impedirci di scrivere ed esprimere la nostra condanna quando si designa come dirigente un uomo che secondo i magistrati deve restare lontano dallo stadio perché è giudicato “pericoloso”: è come mettere il lupo nella casetta dei tre porcellini o Dracula a custodia del magazzino di plasma dell’Avis. Ecco perché con queste righe vi comunichiamo questo impegno: continueremo a raccontare con entusiasmo – come è nostro dovere – tutte le imprese sportive del Chieti calcio. Ma per lo stesso motivo terremo acceso il riflettore su tutte le zone grigie dei pasticci societari, dei finti tifosi che finiscono in indagini poco edificanti, dei bottigliatori che vengono celebrati con la foto opportunity.

È la seconda volta che Gianluca (è accaduto lo scorso aprile) viene minacciato per quello che scrive: per lui è una medaglia, perché non una virgola di ciò che ha scritto nei suoi articoli di inchiesta è stata contestata o smentita.

Ed ecco l’ultimo messaggio per gli energumeni che minacciano senza il coraggio di mostrare il volto: potete gridare, infangare, intonare cori, bestemmiare o piangere, ma datevi pace. Sappiate che non ci muoviamo di un solo millimetro. Abbiamo le spalle larghe (e non solo quelle), al contrario di tutti gli intimidatori mascherati che in queste ore si sono mossi contro di noi. Figuratevi, cari lettori, se ci facciamo spaventare dagli stalker digitali e dai guappi di cartapesta.

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