Aielli, quando l’arte di strada diventa un segno di riconoscimento

2 Maggio 2026

AIELLI. Se Ignazio Silone potesse tornare oggi tra le strade della sua Marsica, forse non riconoscerebbe subito il borgo di Aielli, a due passi dalla sua casa natale nel cuore di Pescina. E forse, come fanno tutti i visitatori di Borgo Universo, anche lui si siederebbe su quel muretto davanti al suo Fontamara, dando le spalle alla piana del Fucino dove un tempo vivevano i suoi “cafoni”, protagonisti di una ribellione diventata simbolo universale. È il Primo maggio, il giorno in cui nacque lo scrittore e giornalista che diede voce agli ultimi, a chi non aveva diritto di parola. In questo borgo sospeso a oltre mille metri di quota, il compleanno di Silone – ieri avrebbe compiuto 126 anni – rivive nelle parole trascritte sui muri, dove la letteratura si fa paesaggio.

Aielli, noto anche come il borgo dei murales e delle case dai muri colorati, è diventato un libro aperto che sfida il tempo e lo spopolamento. Era il 2017 quando, grazie all’iniziativa del sindaco Enzo Di Natale e dell’artista Andrea Parente (Alleg), prese forma un esperimento per rivitalizzare il paese. Come un antidoto allo spopolamento. Dai primi disegni ne seguirono molti altri, fino a trasformare Aielli in una metafora vivente di resilienza e “restanza”. E così, nel giro di pochi anni, le serrande abbassate dei locali si sono rialzate e oggi hanno aperto nuovi bar che accolgono un flusso costante di visitatori. E, in giornate come quelle del 1° maggio, le prenotazioni si moltiplicano. Ci sono poi i social che non hanno fatto altro che amplificare la bellezza dei murales e degli archi colorati, rendendoli rapidamente iconici.

Da un esperimento sociale ben riuscito, Aielli oggi racconta anche la storia di chi ha scelto di tornare. È il borgo metafora della restanza. Giovani come Emanuela, Pierluigi, Marta e molti altri, dopo gli studi universitari, hanno deciso di rientrare in un paese di 1.500 anime per costruire un futuro diverso. Sono loro i narratori di questo borgo colorato, guide appassionate che dal 2020 hanno costituito la cooperativa di comunità “La Maesa”, termine dialettale che indica la terra pronta per la semina. In quella parola si riconosce un’intera visione: seminare oggi per raccogliere domani, restare per trasformare.

L’identità di Aielli e dei suoi murales ruota attorno al tema dell’universo e dell’astronomia, un legame che affonda le sue radici nella figura di Filippo Angelitti, nato qui nel 1856. Un filo che continua oggi nella Torre delle Stelle, antico presidio medievale recuperato e trasformato in osservatorio astronomico. Attorno al cielo e alle sue immensità che non si finiscono mai di studiare, ruota il festival “Borgo Universo” che anima ogni estate il paese con installazioni e opere che trasformano i vicoli in percorsi immersivi: dalle geometrie visionarie di Okuda San Miguel alle mappe celesti dipinte sulle facciate, fino ai richiami alla Divina Commedia, che dialogano idealmente con la narrativa di Silone, e alla Costituzione stampata all’ingresso del parco giochi dedicato ad Angelo Vassallo, il “sindaco pescatore” ucciso dalla camorra.

Aielli è una tavolozza a colori anche per gli street artist noti. Era l’aprile del 2023 quando Laika, attivista e street artist che lavora di notte con una maschera bianca e una parrucca rossa, ha donato alla facciata laterale del Comune l’opera “Mafia sucks” (“la mafia fa schifo”) che raffigura il piccolo Giuseppe Di Matteo, una delle vittime più tristemente celebri del boss Matteo Messina Denaro, su un cavallo. Il murale era apparso per la prima volta davanti al carcere dell’Aquila dopo pochi giorni dall’arresto del boss e strappato via poco dopo. Ad Aielli Laika ha trovato il suo posto e portano la sua firma anche le opere dedicate alla pallavolista Paola Egonu e a Papa Francesco.

A contribuire al museo a cielo aperto è anche Millo, autore dell’unico murales che abbraccia un’intera casa: una bambina che squarcia una città caotica per rivelare l’universo, simbolo di una riscoperta profonda e necessaria. Aielli insegna che nessun borgo è troppo piccolo per contenere l’universo, se ha il coraggio di raccontarsi. E in questo racconto si inserisce anche il legame con Michele Placido, cittadino onorario del paese: una figura che, attraverso il cinema e il teatro, ha saputo dare voce alle stesse tensioni sociali e umane care a Silone. Aielli, così, diventa una possibile risposta alla domanda di tutta Fontamara: “Che fare?”. Restare, tornare, ricominciare a seminare senso nei luoghi che si svuotano.

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