Violenta due donne e una 14enne, arrestato l’orco della Marsica

Ventisei pagine di orrore ricostruiscono le aggressioni: una delle vittime segregata per giorni
CELANO. Quando ha finito con loro, le ha abbandonate sull’asfalto. La prima lungo via Fracassi, vicino alla Tiburtina Valeria, nel territorio di Avezzano. All’arrivo dei carabinieri era incosciente, senza scarpe. La seconda al passaggio a livello tra San Pelino e Paterno, sempre ad Avezzano. È stato un automobilista a chiedere aiuto. A entrambe sono immediatamente state riscontrate tracce mediche di abusi sessuali. Per questo, le forze dell’ordine hanno avviato due diverse iniziative d’indagine. Inizialmente inconsapevoli che le vicende fossero collegate. Solo più tardi, quando gli elementi di prova raccolti hanno fatto convergere le attenzioni degli inquirenti su un unico soggetto, si è scoperto che nella trappola dell’orco, era finita anche una minore del Chietino di appena 14 anni. L’uomo, identificato dalle vittime e ricercato per settimane, è stato catturato nella giornata di lunedì e rinchiuso in carcere. E ora il timore è che dall’inchiesta possano emergere ulteriori casi di violenza ai danni di altre donne.
Ventisei pagine di ordinanza di reclusione personale segnate da una ricostruzione cruda, terrificante. A tratti disumana. Tre donne violentate. Di cui una, appena adolescente. Tre sconosciute accomunate dallo stesso destino. Violate nelle loro intimità, nei pensieri, nel fisico. Ferite, picchiate, minacciate, segregate. Sempre dallo stesso uomo. A.T., 33 anni, marocchino. Senza fissa dimora, invischiato nel traffico di droga. Stabile nel territorio di Celano, dove vive tra abusi di alcol e droga, serate trascorse al night club e una fitta rubrica telefonica di “clienti” che lo contattano a tutte le ore del giorno e della notte. Si muove a bordo della sua auto bianca, divenuta scena degli orrori. Il modo in cui è solito violentare le donne, a detta del gip del tribunale di Avezzano Daria Lobardi, è «consolidato». È stato fermato la notte tra martedì e mercoledì dai carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile di Avezzano che, nel corso delle indagini, hanno collaborato in sinergia con i colleghi di Ortona. Alla luce delle «gravi prove di colpevolezza», e del pericolo che potesse reiterare le violenze, è stato arrestato.
Entro cinque giorni a partire da ieri dovrà essere sottoposto a interrogatorio di garanzia. La difesa è stata affidata agli avvocati Luca e Pasquale Motta. Il primo caso finito sul tavolo della Procura riguarda una donna di origine marocchina arrivata dalla Spagna nella Marsica a ottobre 2025 con la promessa di un’occupazione. L’uomo l’ha attesa alla stazione ferroviaria e si è presentato con il falso nome di Yassine. Con il pretesto di accompagnarla in una struttura dove avrebbe potuto lavorare come addetta alle pulizie, l’ha convinta a salire in auto. A quel punto si è diretto verso una zona isolata nel territorio di Celano, che la vittima ha descritto come «un bosco sotto a un cavalcavia». La donna è stata colpita al volto e scagliata fuori dall’abitacolo. Poi l’assalto brutale.
È stata trascinata sui sedili posteriori dell’auto, spogliata e violentata. Non soddisfatto, l’ha rinchiusa in un’abitazione di fortuna nel centro abitato di Celano, in via Oreste Ranalletti, dove l’ha segregata per due giorni, durante i quali è stata nuovamente abusata e picchiata selvaggiamente, anche con l’uso di oggetti metallici che le hanno causato lesioni alla schiena, ai fianchi e al capo. Tutte accertate dai medici del pronto soccorso. Solo a distanza di oltre quarantotto ore ha deciso di liberarsi di lei. La donna è stata trovata sul ciglio della strada priva di sensi. Scalza, ferita, con un borsone da viaggio. Nei giorni successivi il suo aggressore l’ha più volte minacciata di morte nel tentativo di soffocare la verità. «Adesso so dove sei, ti rimando in Marocco da tua madre in una bara», le ha detto in un messaggio vocale.
La seconda violenza riguarda una donna marsicana. Lei stessa ha spiegato di aver raggiunto Celano a bordo di mezzi pubblici lo scorso 23 gennaio per acquistare la droga dal 33enne. L’uomo si è quindi offerto di riaccompagnarla in auto nel suo paese. Erano circa le quattro del mattino quando, lungo la via di casa, lo straniero ha fermato il veicolo bianco in un luogo isolato e l’ha riempita di colpi al volto e alla testa. Le ha sfilato di forza i pantaloni, l’ha condotta sul sedile posteriore e ha abusato di lei. Anche dopo il rapporto, ha continuato a picchiarla. Poi l’ha abbandonata in stato di choc accanto ai binari del passaggio a livello, dove è stata trovata solo alle prime luci dell’alba.
Infine la violenza sulla minore. I fatti risalgono a novembre scorso, a Celano. Il racconto della 14enne, arrivato dopo settimane di silenzi, ha trovato riscontro nelle relazioni psicologiche, che evidenziano un disagio profondo, manifestatosi anche con atti di autolesionismo. La giovanissima, originaria di un comune in provincia di Chieti, aveva preso il treno per Celano assieme a una sua amica 17enne che avrebbe dovuto incontrare un ragazzo con cui era in contatto per trascorrere del tempo con lui. Una volta arrivate, sono state accolte dal giovane a loro noto e da un suo amico più grande, che si rivelerà essere A.T.. Dopo aver passato qualche ora tutti assieme, la 17enne e il suo “frequentatore” hanno espresso la volontà di restare da soli.
Per questo il 33enne ha proposto alla vittima di salire in auto con lui per andare a mangiare qualcosa. L’adolescente ha accettato ed è salita a bordo, ignara di ciò che le sarebbe accaduto. Tradita la promessa di raggiungere un bar di Celano, ha visto l’uomo imboccare una stradina isolata. Per questo è andata nel panico. Lo straniero ha bloccato le portiere e, ignorando i pianti e le suppliche della ragazza, l’ha minacciata di morte qualora avesse tentato di ribellarsi. Come avvenuto negli altri casi di violenza, l’ha spinta sul sedile posteriore e ha abusato di lei. Di ritorno dagli amici, l’ha fatta scendere dall’abitacolo e si è dileguato. La vittima non ha retto al trauma e ha raccontato tutto alla 17enne e al giovane che era con lei. Questi, appreso l’accaduto, sarebbero usciti a cercare l’uomo e, una volta trovato - in un night club del posto - lo avrebbero preso a pugni e calci. Poi avrebbero confermato la versione della 14enne in sede di denuncia.
È accusato, tra gli altri, dei reati di violenza sessuale e sequestro di persona. Al momento sono due i fascicoli aperti contro lo straniero. Il primo di cui è titolare il procuratore Maurizio Maria Cerrato, nell’ambito della denuncia presentata dalla vittima marocchina. Il secondo, che punta a ricostruire i dettagli delle violenze a carico della donna e della minore italiane, fa invece capo al pm Chiara Lunetti, secondo la quale «le violenze sessuali sono state consumate approfittando del contesto di evidente vulnerabilità in cui le vittime versavano». O per tossicodipendenza, o per la minore età. Pur non conoscendosi, hanno identificato lo stesso uomo attraverso l’archivio fotografico in dote ai carabinieri. Molti dettagli delle aggressioni coincidono, delineando un quadro di violenze efferato. Oggi l’indagato incontrerà in carcere i suoi avvocati per delineare una strategia di difesa.
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