Case, Comune citato per danni

I residenti di Assergi: «Il mancato funzionamento dei pannelli solari fa lievitare le spese»

L’AQUILA. Sarà il tribunale a occuparsi della vicenda dei pannelli solari installati sulle palazzine del Progetto Case e mai entrati in funzione. La prima udienza è prevista il 2 febbraio. Il ricorso è stato presentato dai residenti del complesso di Assergi 2. Il presidente del comitato «Assergi 2-Ade» Giuliano Bruno annuncia che gli assegnatari degli alloggi provvisori sorti dopo il sisma sono inoltre pronti a rivolgersi alla Corte Costituzionale e alla Corte Europea per i diritti dei cittadini contro l’emendamento del Decreto Sblocca Italia, con cui è stato decisa la ripartizione dei consumi in base ai metri quadrati. Intanto, si attende il pronunciamento del tribunale in merito ai pannelli solari. Come ricorda Bruno, «le 185 palazzine del Progetto Case sono state tutte provviste di pannelli solari per la produzione di acqua calda sanitaria che, come scritto nel capitolato d’appalto, dovevano fornire almeno il 50% della suddetta acqua, con conseguente risparmio energetico e relativo abbattimento dei costi fatturati. Purtroppo, in tanti insediamenti tali pannelli non sono in funzione, creando un enorme danno economico agli assegnatari degli alloggi. Malgrado le insistenti segnalazioni, le prime risalenti all’estate del 2011, inoltrate anche attraverso raccomandate alla Manutencoop, all’assessorato ai Lavori pubblici del Comune e al sindaco, non siamo riusciti a giungere a una soluzione del problema. Ci siamo visti dunque obbligati», sottolinea il presidente del comitato, «a ricorrere ai giudici del tribunale civile».

Sotto accusa anche la norma, ritenuta «iniqua e incostituzionale», che introduce il pagamento delle utenze in base alla superficie delle abitazioni, in quanto contraddice quanto stabilito dalla legge 10 del 1991: «Non si comprende», aggiunge Bruno, «perché si sia voluto disturbare il parlamento nel legiferare una norma in deroga a leggi nazionali ed europee solo e unicamente per 4449 unità abitative. All’Aquila, a una distanza di 100 metri, convivono due norme differenti: una che permette di pagare le utenze in base ai consumi effettivi personali e l’altra, invece, in base alle superfici lorde. Quest’ultimo sistema agevola esclusivamente chi ha avuto un comportamento non virtuoso dell’uso della climatizzazione invernale e dell’acqua calda sanitaria, e potrebbe invece scoraggiare chi si comporta in modo onesto».

Romana Scopano

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