Uccise la moglie in piazza a Lettomanoppello, la difesa: «Ora perizia psichiatrica»

In vista della prima udienza il legale di Antonio Mancini gioca l’ultima carta puntando a ottenere il rito abbreviato e lo sconto di un terzo della pena
PESCARA. Dopo la richiesta di giudizio immediato davanti alla Corte d’Assise di Chieti, e dopo la fissazione della prima udienza da parte della Corte (prossimo 30 giugno), la difesa di Antonio Mancini, il femminicida di Lettomanoppello, gioca la sua unica carta possibile: la richiesta di rito abbreviato condizionato a una perizia psichiatrica per il 69enne accusato di aver ucciso la moglie Cleria Mancini di 66 anni, nella piazza del paese il 9 ottobre dello scorso anno con due colpi di pistola.Per l’avvocata Alessandra Supino, ultimo difensore nominato da Mancini, si tratta dell’unica strada percorribile, considerato che sul fatto non ci sono dubbi visto che il delitto è maturato sotto gli occhi di alcuni passanti e ripreso dalle telecamere della zona.
Ora, però, la parola torna al gip Mariacarla Sacco che dovrà decidere su questa richiesta, visto che si tratta di un omicidio volontario e aggravato dal rapporto coniugale con la vittima: quindi un reato per il quale è previsto l’ergastolo per cui, teoricamente, non potrebbe essere definito con il rito abbreviato. Il giudice potrebbe quindi rigettare la richiesta o decidere di fissare l’udienza per nominare un perito e valutare le condizioni mentali dell’imputato al momento del fatto: se cioè aveva la capacità di intendere e di volere.
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