ArgomentoPablo Dell'Osa

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CHI SONO: Sono un giornalista professionista con la fissazione del passato. Quando non pedalo m'impolvero in biblioteche ed archivi. In questa rubrica, ogni giorno, in 140 caratteri, ricordo un fatto dimenticato del Novecento italiano. Perché come sosteneva Panfilo Gentile: «Per andare avanti bisogna guardare indietro».
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    Oggi, ma nel 1979, a Rizziconi, in provincia di Reggio Calabria, nell'agro situato in zona Pontevecchio, veniva ucciso, a colpi di arma da fuoco, Carmelo Di Giorgio (nella foto), di 24 anni, originario di Lentini, in quel di Siracusa, operaio della ditta veronese Montresor e Morselli, che viaggiava su un camion per trasportare arance e limoni. Frutta acquistata all'ingrosso nella piana di Gioia Tauro e diretta a Verona per poi essere smistata nelle rivendite del Nord Italia. Nell'agguato mortale, ordinato dalla 'ndrangheta, veniva fatto fuori anche il collega e secondo nella guida del mezzo pesante, Primo Perdoncini, 31 anni, residente nella città scaligera, amico di Di Giorgio anche fuori dall'ambiente lavorativo. L'autopsia chiarirà che lo stesso proiettile, dopo aver attraversato la testa di Di Giorgio, che era alla guida, si fosse conficcato nel cranio di Perdoncini, che era seduto accanto. Il duplice omicidio, che rimarrà irrisolto senza un colpevole assicurato alla giustizia, era stato voluto dai vertici della malavita locale, detentori del monopolio del commercio e del trasporto degli agrumi, non tanto per sopprimere i due autotrasportatori al servizio di un'azienda settentrionale, ma per inviare un preciso messaggio di avvertimento a chiunque avesse provato a turbare le leggi criminali che regolamentavano il mercato di quei frutti. "Melo" Di Giorgio era anche l'animatore, insieme alla moglie Anna, di 23 anni, in attesa della figlia Carmela, di Radio Lentini 1. Il 19 maggio 2013, a Pianopoli, in provincia di Catanzaro, l'amministrazione municipale, guidata dal sindaco Gianluca Cuda, intitolerà una via ai due malcapitati camionisti nell'ambito del progetto sulla legalità portato avanti insieme all'associazione contro le mafie Libera: 17 strade cittadine ad altrettanti delitti di stampo mafioso, per lo più commessi nell'area meridionale.

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